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Creati 69 mila posti, disoccupati sotto il 12%

Il tasso di disoccupazione scende sotto quota 12%, attestandosi all’11,9% nel mese di agosto. Il dato rilevato dall’Istat è il più basso dal febbraio del 2013. In base alle indicazioni provvisorie dell’Istituto di statistica, dopo la crescita dei mesi di giugno (+0,1%) e di luglio (+0,3%), anche il mese di agosto segna una crescita degli occupati pari allo 0,3%. Tradotto vuol dire 69 mila posti di lavoro in più su base mensile, cifra che contribuisce a fare lievitare l’occupazione su base annua dell’1,5%. In termini pratici significa che dall’inizio del 2015 sono 325 mila le persone occupate in più rispetto allo scorso anno. Un dato che il premier, Matteo Renzi, registra come un effetto della riforma del lavoro varata dal suo esecutivo. Su twitter il presidente del Consiglio scrive: «Istat. In un anno più 325 mila posti di lavoro. Effetto Jobs act . Italia Riparte. La volta buona». A determinare la crescita dell’occupazione è l’aumento dei lavoratori dipendenti (70 mila in più ad agosto). In dettaglio, si tratta di 25 mila posti a tempo indeterminato e 45 mila a tempo determinato. I dati dell’Istat indicano inoltre che ad agosto i disoccupati scendono di 11 mila unità e il tasso di disoccupazione diminuisce dello 0,1%. In totale, nel 2015 il numero di italiani non occupati cala del 5%, ossia 162 mila persone in meno che cercano impiego.
Un quadro che spinge Renzi a intervenire anche su Facebook: «La disoccupazione che era quasi al 14% all’inizio dell’azione del Governo, adesso è sotto il 12%. Le riforme danno frutti, l’Italia riparte avanti tutta, adesso». Il premier rivendica, insomma, l’efficacia di strumenti come Jobs act e decontribuzione, malgrado la disoccupazione dei giovanni tra i 15 e 24 anni sia salita al 40,7% (+0,3%). Un concetto che Renzi ripete alla Camera, «siamo fuori dalle sabbie mobili». «L’Italia piano piano si sta rimettendo in moto, con buona pace dei critici del Jobs Act e anche di Brunetta». Il riferimento al capogruppo di Forza Italia alla Camera non è casuale. Renato Brunetta è tra i più duri nel contestare l’enfasi del capo del governo. «Il Jobs act non incide sulla creazione di nuovi posti di lavoro. Basta con queste frottole», spiega, sottolineando poi: «Si registra un deterioramento del mercato del lavoro femminile rispetto a quello maschile, con il tasso di disoccupazione delle donne che nell’ultimo mese aumenta».

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