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Crack Parmalat, maxi-processo per riciclaggio

La procura federale svizzera ha rinviato a giudizio dopo undici anni di indagini Luca Sala, l’ex manager di Bank of America di Milano, poi divenuto consulente della Parmalat di Calisto Tanzi, accusato di avere distratto dal gruppo di Collecchio, in concorso con altri, almeno 85 milioni di franchi svizzeri ai valori di cambio dell’epoca. Al termine dell’inchiesta coordinata da Pierluigi Pasi, procuratore capo della sede di Lugano del ministero pubblico della Confederazione, la magistratura elvetica è riuscita a recuperare 30 milioni di franchi attualmente in corso di confisca in Liechtenstein. La somma dovrebbe ritornare nelle casse dell’odierna Parmalat. 
Sala dovrà rispondere davanti al Tribunale penale di Bellinzona di riciclaggio di denaro aggravato, falsità in documenti e corruzione. Altre undici persone coinvolte nello stesso procedimento sono già state condannate con riti alternativi. Le distrazioni di cui l’ex manager si è reso responsabile avvenivano con la supervalutazione delle polizze che la vecchia Parmalat sottoscriveva per assicurarsi contro i rischi politici sulle operazioni di finanziamento in sudamerica. Una quota dei premi assicurativi che Parmalat versava alla Banca Cantonale dei Grigioni era dirottata dall’ex direttore dell’istituto di credito, Nino Giuralarocca, sui conti di società riconducibili a Sala. Le somme erano in parte movimentate in contanti, in parte bonificate attraverso banche dei cinque continenti, dal Lussemburgo al Principato di Monaco, dal Brasile agli Stati Uniti d’America. Il reato di corruzione è scattato perché la Banca dei Grigioni è un ente di diritto pubblico e i suoi dirigenti sono funzionari dello Stato.
A presidio delle società utilizzate per riciclare il denaro, l’ex manager di Bofa aveva posto uomini di sua fiducia. La figura più rilevante era quella di Andrea De Grandi, un fiduciario milanese che operava a Lugano e che insieme a Giuralarocca ha già patteggiato la pena sia in Svizzera sia in Italia. Entrambi sono stati imputati anche a Parma per avere concorso fraudolentemente alla voragine che s’era aperta nella Parmalat.
Ciò che emerge dall’inchiesta, anche se deve ancora passare al vaglio dei giudici elevetici, è una sorta di manuale del perfetto riciclatore. La squadra guidata da Pasi ha infatti dovuto esaminare oltre 500 singoli passaggi di denaro, ognuno dei quali costituisce un episodio di riciclaggio in sé; ha dovuto combattere con la variabilità dei cambi nel corso di questi undici anni, che ha complicato il calcolo degli importi riciclati, espressi in differenti valute. Da qui i tempi lunghi per ricostruire le piste ed i flussi del denaro sporco; da qui la complessità del dibattimento prossimo venturo. È un processo forse senza precedenti per la Svizzera.
Sala rischia in caso di condanna, secondo fonti giudiziarie, un massimo di sette anni e mezzo di carcere, quattro mesi dei quali già scontati nel 2008 in Svizzera.
Essenziale per l’esito delle indagini, che si sono spinte fino in Australia e in Nuova Zelanda, è stata la collaborazione delle autorità giudiziarie dei paesi coinvolti nelle azioni di riciclaggio, a cominciare dall’Italia. Le rogatorie della Procura federale hanno dato risultati positivi anche in Stati come il Liechtenstein notoriamente restii a violare il segreto bancario. Vaduz, dopo essersi chiusa alla collaborazione con l’Italia, si è invece resa ampiamente disponibile nei confronti di Berna.
Il processo svizzero è peraltro speculare a quello che dovrebbe essere celebrato a Parma e che ha per imputato lo stesso Sala. Le stesse distrazioni di denaro all’origine del processo per riciclaggio a Bellinzona sono oggetto di un processo per bancarotta e usura nel capoluogo emiliano. L’aspetto più interessante è che in Svizzera Bank of America si è già costituita parte civile durante le indagini preliminari, mentre a Parma lo stesso gruppo bancario potrebbe essere citato in giudizio dai risparmiatori come responsabile civile. Ovvero potrebbe essere chiamato a rispondere dei danni provocati dal suo ex manager.
Peraltro il processo di Parma non è di fatto mai cominciato. È dal 2012 che il dibattimento è alle battute iniziali per carenza personale. Un giudice è stato trasferito, un altro è morto. Il Tribunale di Parma è stato colpito dai tagli di spesa attuati dagli ultimi tre governi. E a nulla è servito l’allarme lanciato alla Corte d’Appello e al Consiglio superiore della magistratura. Tutto tace, la giustizia può attendere.
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