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Crack Lehman, ancora un rimborso

di Federica Pezzatti

Nuova sentenza favorevole ai risparmiatori a tre anni dal crack Lehman. Il Tribunale di Modena ha condannato UniCredit Private banking a rimborsare (oltre 139mila euro) un cliente che nel giugno 2008 aveva acquistato tramite un promotore finanziario bond Lehman. La banca d'affari fallì tre mesi dopo. Il contratto fu firmato a casa del cliente; il modulo predisposto dalla banca tuttavia non riportava l'indicazione della facoltà di recesso entro i sette giorni prevista dal Tuf. Da qui la dichiarazione di nullità dei contratti decisa dal collegio presieduto da Eleonora De Marco.

A tre anni dal crack di Lehman arriva una nuova sentenza che dà ragione ai consumatori. A emetterla è stato il Tribunale di Modena, I sezione civile che ha condannato UniCredit Private Banking a rimborsare 139.442,58 euro a un cliente a cui, nel giugno 2008, erano stati venduti bond della banca fallita meno di tre mesi dopo.

Il motivo della decisione non sta tanto nel rischio dei titoli in sè, quanto nel fatto che, secondo il Tribunale, è stato violato l'articolo 30 del Tuf (d.Lgs. n. 58/98). Il contratto è stato sottoscritto a casa del cliente, tramite un promotore finanziario di UniCredit Private Banking, ma il modulo predisposto dalla banca non riportava l'indicazione della facoltà di recesso entro i sette giorni prevista dal Tuf. Da qui la dichiarazione di nullità dei contratti decisa dal collegio presieduto da Eleonora De Marco.

Il Tribunale di Modena, con la sentenza 1190 del 15 luglio 2011 (pervenuta ai legali solo il 15 settembre, a causa della sospensione estiva) si è dunque uniformato a un precedente della Corte d'Appello di Bologna, la quale in un caso analogo aveva ritenuto la nullità dell'acquisto a norma dell'articolo 30, comma 7, d.lgs. n. 58/98, perché l'ordine non prevedeva il diritto di recesso.

Il collegio è andato così contro il suo consolidato orientamento sfavorevole agli acquirenti di titoli Lehman Brother's, dichiarando la nullità dell'ordine e condannando UniCredit alla restituzione della somma investita, oltre agli interessi dalla domanda al saldo. Senza però condannare l'istituto di credito al pagamento delle spese di lite. «Una decisione fondamentale – dichiara Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori, che insieme a Giulio Gaiani ha tutelato il risparmiatore – che dimostra come la giurisprudenza di merito interpreti il termine collocamento in senso lato, riferendosi la disposizione anche alla semplice vendita di titoli. Il che costituisce un fondamentale precedente per tutte le analoghe controversie pendenti avanti i Tribunali dell'Emilia Romagna». Un orientamento quello dei giudici che è stato del resto specificato a chiare lettere nella successiva legge attuativa della direttiva MiFid, che oggi regola il collocamento fuori sede e che ha appunto applicato in maniera estensiva l'articolo 30 anche alla semplice vendita.

Circa le cause sui bond Lehman ancora in corso va ricordato che vi è stata un'altra sentenza di rilievo del Tribunale di Torino (del 21 dicembre 2010 n. 7674), per la quale tutte le banche del consorzio "Patti Chiari" avevano l'obbligo di comunicare ai clienti le variazioni del prezzo dei titoli della banca americana (passati da 91,6373 dell'11 settembre 2008 a 82,667 del giorno successivo). Tali oscillazioni, riferite a un titolo che è sempre stato a bassa volatilità, costituivano infatti "indici di significativa variazione del livello di rischio". Secondo i giudici se vi fosse stata tale comunicazione, la stessa avrebbe consentito ai possessori di vendere immediatamente e di diminuire il danno causato dal fallimento avvenuto il 16 settembre. Vi sono, insomma, per i legali, diverse ragioni per ritenere ancora possibile il recupero dei soldi investiti in bond della banca americana.

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