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Il crack Archegos scuote le banche Tremano Nomura e Credit Suisse

Il settore bancario, che è stato tra i maggiori beneficiari della rotazione ciclica in atto da qualche mese sui listini, è tornato improvvisamente ad essere bersagliato dalle vendite in Borsa. Per motivi che nulla hanno a che vedere con il quadro macroeconomico globale o la scommessa sui vaccini. All’origine di tutto ci sono le vendite forzate sui titoli del portafoglio del family office Archegos Capital. Un’ondata massiccia di ordini scattata venerdì dettata dalla necessità di far fronte alle richieste di rientro delle banche creditrici. Sono scattati cioè i cosiddetti “margin call” da parte dei creditori. Ossia le richieste di rimpolpare le garanzie a fronte dei prestiti. Garanzie che spesso altro non sono che titoli, azionari o obbligazionari il cui valore, appunto, è soggetto alle fluttuazioni di mercato. Quando resta sopra il livello di guardia tutto bene. Quando scende sotto una certa soglia scattano i campanelli d’allarme. E scattano le richieste di rientro delle banche.

“Margin call” è anche il titolo di un famoso film sulla crisi finanziaria del 2008. Archegos Capital per fortuna non è un colosso come Lehman Brothers. Ma il crack ha comunque messo in forte difficoltà diversi grossi istituti di credito esposti sul fondo. Due in particolare: Credit Suisse e Nomura. La banca d’affari giapponese ha comunicato di stare «valutando l’entità della possibile perdita e l’impatto che potrebbe avere sui risultati finanziari consolidati». L’esposizione è pari a circa 2 miliardi di dollari in base ai prezzi di mercato al 26 marzo. Non è stata quantificata invece l’esposizione di Credit Suisse che in un comunicato ha parlato di impatto significativo sui conti. Indiscrezioni raccolte dal Financial Times parlano di un’impatto compreso tra i 3 e i 4 miliardi di dollari.

Ci sono anche altri big che risultano in affari con il fondo come Deutsche Bank, Ubs e Morgan Stanley. Ma da loro non sono arrivate comunicazioni. Sia Nomura sia Credit Suisse hanno chiuso gli scambi in Borsa con un ribasso del 13 per cento.

Poi ovviamente c’è l’impatto, ancora pesante, sui titoli oggetto delle vendite forzate da parte del fondo Archegos Capital. Che sono soprattutto nel settore dei media. A soffrire in particolare ViacomCbs e Discovery. La prima venerdì scorso ha perso oltre il 27% del suo valore e ieri ha perso un altro 9 per cento. Anche Discovery ha perso il 27% venerdì e ancora ieri è arrivata a perdere oltre il 5 per cento.

Nessuna notizia è arrivata invece da Archegos Capital e dal suo fondatore Bill Hwang. Formalmente si tratta di un family office con un patrimonio in gestione da circa 10 miliardi di dollari riconducibile allo stesso Hwang e alla sua famiglia. Archegos Capital avrebbe messo in piedi speculazioni in derivati molto ardite sui titoli di alcune società con posizioni a leva che avrebbero portato la sua esposizione fino al 10% del capitale di alcune di esse. Una scommessa troppo rischiosa. Un castello di carte che è caduto una volta che le banche hanno chiesto al family offfice di ripristinare i margini di garanzia.

Ma chi è Bill Hwang? Le cronache lo danno come ex protetto di Julian Robertson, fondatore di Tiger Management. Nel 2001 Hwang ha preso la sua strada fondando Tiger Asia Management col supporto dello stesso Robertson. Nel 2012 si è dichiarato colpevole di insider trading in una causa civile che lo ha coinvolto e ha accettato di pagare un risarcimento da 44 milioni di dollari alle controparti. Una macchia che non ha impedito alle grandi banche di Wall Street di continuare a finanziarlo.

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