Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Crac pilotato per salvare Atene «È il nuovo piano Marshall»

di Luigi Offeddu

BRUXELLES — Un «piano Marshall» del XXI secolo, con forti investimenti convogliati in Grecia. E poi il secondo dispositivo di aiuti pubblici concessi dall’Eurozona e dal Fondo monetario internazionale, con scadenze più lunghe e a tassi di interesse più bassi, per 109 miliardi (oltre ai 110 di un anno fa). E poi ancora i prestiti futuri e presenti accordati ad Atene dall’Efsf, il Fondo salva Stati, prestiti anch’essi calmierati. O il via libera allo stesso Efsf, perché possa rastrellare direttamente o indirettamente dal mercato i titoli di Stato greci svalutati, in modo da bloccare «anche in via precauzionale» il contagio della crisi del debito. Così l’Eurozona risponde a quella che chiama «la situazione unica e grave della Grecia» . Con soluzioni «senza precedenti» , come dice il comunicato finale del vertice straordinario dei 17 capi di Stato e di governo, preceduto e accompagnato da una forte ripresa dell’euro e di tutte le Borse (Milano è salita del 4%). La parola d’ordine, imperniata sull’accordo Parigi Berlino, era: alleggerire, ridistribuire il fardello del debito greco, disinnescarne le micce che già si allungano verso altri Paesi. Predisporre una cintura di sicurezza intorno ad Atene, ma anche intorno all'euro. E coinvolgere nel salvataggio i creditori privati, cioè soprattutto le banche proprietarie dei bond greci, facendo in modo che si assumano una parte delle perdite, o meglio dei mancati guadagni, accettando di guadagnar meno o guadagnare più tardi per i titoli che hanno in cassa. Si è trovata — viene ora annunciato — la via giusta: «un viottolo fiancheggiato da due strapiombi» , per dirla con il presidente francese Nicolas Sarkozy. Sarà una partecipazione «volontaria e concordata» delle banche, che dovrebbe alleggerire il debito ateniese di altri 37 miliardi (e calcolata la quota degli aiuti pubblici, si arriverebbe dunque a 146 miliardi). Altri titoli «tossici» in scadenza verrebbero rastrellati dal mercato dall’Efsf o dalla stessa Grecia attraverso fondi dell’Efsf, a prezzi ovviamente ridotti: sarebbe il meccanismo del buy-back e in questo caso si calcola un altro beneficio di 12,6 miliardi. «Quello che abbiamo fatto per la Grecia non lo faremo per nessun altro Paese» , dice ancora Sarkozy. Ma più che di soluzioni «senza precedenti» , sarebbe forse meglio parlare di una soluzione unica, a più facce, scolpita nel segno del compromesso generale. Prima di tutto, viene tacitamente riconosciuta e accettata una situazione di default, di insolvenza parziale e temporanea della Grecia, che fino alla vigilia veniva respinta con decisione dalla Banca centrale europea: già i tassi di interesse dei prestiti futuri dell’Efsf, che saranno ridotti dal 4,5%al 3,5%, o le loro scadenze prolungate dagli attuali 7,5 anni a un minimo di 15 anni e un massimo di 30, implicano appunto un giudizio sottinteso di default. Ed è la prima volta che accade, in Europa. Poi, come accennato, si ottiene che al salvataggio partecipino volontariamente le banche private: opzione fortemente voluta dalla Germania, e fortemente osteggiata dalla Bce; la cui «volontarietà» mitiga però ora il peso della parola «default» , e potrebbe anche consentire di evitare la mannaia delle agenzie di rating. Quanto alle modalità di questa «partecipazione volontaria» , i leader dell’Eurozona non scendono nei dettagli, ma si sa che sono tre: «swap» o sostituzione dei titoli vecchi con altri titoli nuovi a diverse condizioni, «rollover» o riscaglionamento di quelli in scadenza che vengono prolungati nel tempo, e «buy-back» . C'era anche un'altra ipotesi, senpre caldeggiata da Berlino e aborrita dalla Bce, che è stata esclusa: quella di una tassa sulle banche che aiutasse a mettere insieme una parte dei nuovi prestiti per Atene. Tutti soddisfatti, alla fine. «Abbiamo difeso l'euro — dice il primo ministro italiano Silvio Berlusconi —. Abbiamo rassicurato i mercati mondiali che l'area Euro è solida. Tutti i Paesi hanno messo da parte gli egoismi e hanno fatto capire che nessuno Stato Ue può fallire» . La conferma, o la smentita, giungerà stamattina dai mercati finanziari. Ma c'è chi, in ogni caso, afferma di chiudere la partita in attivo: «L'Europa ha accettato la proposta Parigi-Berlino— dice ancora Sarkozy — e ora prenderemo l'occasione della crisi greca per intervenire positivamente sulla situazione dell'Eurozona» . Poi preannuncia per l'autunno un’iniziativa comune— sua e della cancelliera tedesca Angela Merkel — per la «governance» , la guida economica dell'Eurozona: altre scosse all'orizzonte. Chi si ostina a dire che l'Europa è noiosa, ha già materia per ricredersi.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ai tempi delle grandi manifestazioni contro la stretta cinese, le file degli studenti di Hong Kong a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’ingresso nel tempio della finanza tradizionale pompa benzina nel motore del Bitcoin. Lo sbarco s...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’Internet super-veloce e la fibra ottica sono un diritto fondamentale, costituzionale, che va ass...

Oggi sulla stampa