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Crac Lehman quattro anni, nessuna svolta

Le immagini dei trader che lasciano la sede della fallita Lehman Brothers, reggendo le scatole di cartone riempite in fretta con gli effetti personali, sono diventate l’icona della fine di un’epoca. Quella di una Wall Street strapotente e strafottente, preoccupata solo di macinare profitti senza curarsi delle conseguenze su Main Street, la strada della gente comune. Quattro anni dopo quel mattino del 15 settembre, la Grande Finanza è molto ridimensionata: sono sparite tre delle maggiori banche d’affari — oltre a Lehman, Bear Stearns e Merrill Lynch assorbite la prima da JPMorgan Chase e l’altra da Bank of America — e la sopravvissuta Goldman Sachs ha perso lustro.
Ma la riforma finanziaria voluta dal presidente Barack Obama per tagliare le unghie alla speculazione selvaggia, la legge Dodd-Frank approvata nel 2010, è ancora ben lontana dall’aver risolto i problemi che scatenarono la crisi del 2008.
Opinioni
Secondo lo sfidante Mitt Romney nella corsa alla Casa Bianca, è una legge troppo complessa e costosa. Ma anche gli esperti non di parte osservano che le sue quasi mille pagine — contro le 37 della riforma di Wall Street dopo il crac del 1929 — sono servite soprattutto «a istruire i burocrati a scrivere ancora più regole e creare più burocrazie», come ha detto Jonathan Macey della Scuola di legge di Yale. Mentre le banche «troppo grandi per fallire», i cui comportamenti irresponsabili mettono a rischio la stabilità dell’economia globale, sono ancora lì, anzi sono diventate ancor più grandi. JPMorgan Chase, Bank of America, Citigroup, Wells Fargo e Goldman Sachs cinque anni fa avevano attività per 6 mila miliardi di dollari, pari al 43% dell’economia Usa; oggi ne hanno per 8.500 miliardi, il 56%.
Il governo non ha avuto il coraggio di prendere l’unica decisione radicale necessaria, secondo fra gli altri l’ex capo economista del Fondo monetario internazionale Simon Johnson e Sandy Weill, l’ex banchiere pentito di aver creato con Citigroup la prima superbanca: fare a pezzi i gruppi troppo grandi e complessi. Invece Obama ha preso la strada della minuziosa regolamentazione e il risultato è che oltre la metà delle nuove norme sono ancora da mettere a punto e hanno cominciato ad affiorare conflitti di competenze fra le nuove autorità che dovrebbero evitare nuove Lehman.
Distinguo
È ancora tutta da scrivere, per esempio, la cosiddetta Regola Volcker — dal nome dell’ex governatore della Fed suo ispiratore — che dovrebbe vietare le speculazioni fatte per aumentare i profitti della banca, ma permettere il trading per conto dei clienti e legato ad altre operazioni di routine. «I confini fra queste diverse attività sono molto difficili da segnare, come mostra il caso della Balena di Londra, il trader di JPMorgan Chase che ha accumulato perdite miliardarie con operazioni apparentemente di copertura di normalì rischi», spiega Viral Acharya, professore di Finanza alla Scuola di business della New York University. La Regola Volcker è addirittura inutile per il docente di Economia alla University of Chicago Anil Kashyap, perché non avrebbe evitato i fallimenti di Bear Stearns, Lehman e Aig. Non risolto è poi il nodo dei credit-default swaps (Cds), i contratti derivati pericolosi come le armi di distruzione di massa secondo il guru della Borsa Warren Buffett: non è chiaro quali dovranno essere trattati attraverso le casse di compensazione e garanzia, come vuole la riforma per renderli più trasparenti e meno potenzialmente destabilizzanti. Le due principali agenzie di rating Moody’s e Standard & Poor’s, che avevano concesso il voto massimo a troppi titoli rivelatisi poi spazzatura, sono meno onnipotenti, ma il loro business fiorisce sempre sul conflitto di interessi: sono ancora pagate da chi emette i titoli e vuole quindi avere un buon giudizio.
La riforma non parla neppure delle due agenzie paragovernative Fannie Mae e Freddie Mac, nate per facilitare l’emissione di mutui alle famiglie e diventate giganteschi hedge fund che scommettevano sui mutui subprime e che hanno dovuto essere salvati con un costo per i contribuenti, finora, di oltre 150 miliardi di dollari. E il Financial stability oversight council (Fsoc) — la nuova super authority — non riesce a farsi rispettare da un’altra authority, quella di Borsa, la Sec. Il Fsoc, presieduto dal ministro del Tesoro e con nove membri fra cui il governatore della Fed e il presidente della stessa Sec, ha stabilito che i money market fund sono una minaccia alla stabilità del sistema finanziario e invitato la Sec a cambiare le loro regole. Proprio un monetario andato in rosso perché possedeva titoli Lehman aveva scatenato il panico negli Usa quattro anni fa. Ma i commissari della Sec non sono d’accordo e la situazione è in un imbarazzante stallo.

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