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Crac bancario, nove anni a Verdini

Giornata da cancellare per il senatore di Ala Denis Verdini, ex coordinatore di Forza Italia. Mentre si diffondevano le notizie su un suo presunto coinvolgimento nella vicenda Consip, il tribunale di Firenze lo ha dichiarato colpevole di bancarotta fraudolenta per il crac del Credito Cooperativo Fiorentino di Campi Bisenzio, la banca da lui guidata per 20 anni, dal 1990 al 2010, e di truffa ai danni della Presidenza del Consiglio per i contributi ricevuti nel 2008 e 2009 (indebitamente secondo le accuse) dalle società editoriali che pubblicavano Il Giornale della Toscana e Metropoli Day. I giudici lo hanno condannato a 9 anni, appena 2 di meno degli 11 chiesti dai pm Luca Turco e Giuseppina Mione, assolvendolo solo dall’accusa di associazione a delinquere e dichiarandone l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Verdini dovrà restituire subito allo Stato 2,5 milioni insieme ad altri imputati. Con lui sono state condannate 19 persone, fra cui gli imprenditori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei, ex proprietari del gruppo Btp (costruzioni), clienti privilegiati della banca e l’onorevole Massimo Parisi, Ala, già braccio destro di Verdini nelle attività editoriali (2 anni e mezzo).
Secondo le accuse, Verdini aveva trasformato la sua banca in un bancomat per familiari e amici, «praticando una politica creditizia palesemente in contrasto con le normative e le prassi vigenti nel sistema bancario» e servendosene «per finanziare operazioni affaristiche del gruppo Fusi Bartolomei, in relazione alle quali aveva talora anche interessi diretti e occulti». L’inchiesta sul Credito Cooperativo è nata da una costola delle indagini della procura di Firenze e del Ros Carabinieri sulla cricca delle Grandi Opere e sull’appalto della Scuola Marescialli dei Carabinieri, processi poi trasferiti a Roma per competenza. Nella vicenda della Scuola Marescialli, Verdini era stato condannato in primo grado per corruzione, poi in appello il reato è stato dichiarato prescritto. Parimenti prescritte – a Firenze – sono le accuse a suo carico di fatture per operazioni inesistenti, ossia per consulenze delle quali non è stata trovata traccia ma per le quali – secondo le accuse – il senatore ha incassato «una montagna di soldi».
«Ci aspettavamo ben altra sentenza considerando quanto il processo aveva posto in luce in favore del senatore Verdini e non ci consola certamente la pur giusta assoluzione dalla accusa di associazione per delinquere», ha dichiarato il professor Franco Coppi, difensore di Verdini: «Per fortuna il nostro ordinamento prevede ancora il giudizio di appello. Attendiamo con impazienza di leggere la motivazione della sentenza per proporre contro di essa impugnazione».

Franca Selvatici

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