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Crac Alitalia, a giudizio 7 top manager Il Gup: ora scavate sul ruolo dei governi

Hanno manipolato il mercato e portato Alitalia sul lastrico. Per questo andranno a processo gli ex amministratori delegati della compagnia di bandiera Giancarlo Cimoli e Francesco Mengozzi. Se da un alto si apre il processo, dall’altro inizia una nuova indagine: il giudice ha disposto l’invio degli atti in procura per verificare se anche altri soggetti hanno avuto qualche responsabilità nel crac del 2008 della ex Alitalia. Il Governo, innanzitutto, ma anche il cda e il collegio sindacale dell’azienda: potrebbero avere avuto un ruolo nella bancarotta. Questa la sintesi dell’ordinanza con la quale il gup di Roma ha rinviato a giudizio i due ex ad e altri cinque manager, Gabriele Spazzadeschi (ex direttore dipartimento amministrazione e finanza), Pierluigi Ceschia (ex responsabile del settore finanza straordinaria), i funzionari Giancarlo Zeni e Leopoldo Conforti e l’ex responsabile del settore acquisti, Gennaro Tocci, tutti accusati di bancarotta fraudolenta per distrazione e dissipazione e di manipolazione del mercato.
Per i pm, gli indagati avrebbero scialacquato il denaro della compagnia di bandiera con «operazioni abnormi sotto il profilo economico e gestionale» causando
perdite per oltre 4 miliardi di euro fino al 2007. Operazioni scellerate finalizzate a «dissimulare il mancato risanamento dell’azienda ». Tra queste anche l’acquisto di Volare a un prezzo «incongruo e irragionevole»: la compagnia fu pagata 9 milioni di euro in più rispetto all’offerta di Air One. A Cimoli viene contestato pure l’aggiotaggio: avrebbe fornito «una rappresentazione falsa e ingannevole idonea a determinare sensibili alterazioni del prezzo della azioni di Alitalia Fly».
Il provvedimento fa proprie le accuse della procura ma accoglie e rafforza alcune perplessità delle difese. Gli avvocati avevano sollevato dubbi rispetto alla libertà di azione dei manager della ex Alitalia, il cui azionista di maggioranza era il ministero dell’Economia. Ecco perché il giudice ha invitato il procuratore aggiunto Nello Rossi e i pm Francesca Loy e Stefano Pesci ad approfondire le indagini su altre responsabilità che sarebbero spalmate tra il 2001 e il 2008 e quindi durante le presidenze Berlusconi e Prodi. I governi hanno avuto un ruolo nel decidere le politiche aziendali? E gli organi interni all’azienda? Perché nessuno ha fatto nulla per evitare il crac? Aspetti che secondo il gup Vilma Passamonti vanno approfonditi: gli atti, si legge nel decreto, devono essere trasmessi «al pubblico ministero per le valutazioni di competenza in ordine all’eventuale esercizio dell’azione penale nei confronti di altri soggetti che potrebbero aver avuto responsabilità diretta nella bancarotta». Il giudice non lascia nulla al caso e precisa chiaramente a chi si riferisce: «lo Stato quale azionista di maggioranza di Alitalia» e il «Governo per eventuali ingerenze nella gestione della società in maniera da concorrere nella commissione dei reati». Infine, secondo la toga, è da analizzare anche il ruolo «del
consiglio di Amministrazione e del collegio sindacale»: anche per loro si potrebbero ipotizzare il concorso in bancarotta e una sorta di omesso controllo.
Intanto il 18 giugno inizia il processo, nonostante le difese avessero sollecitato il non luogo a procedere. «Il giudice — hanno detto gli avvocati di Cimoli, Riccardo Olivo e Francesco Vassalli — deve avere travisato le argomentazioni della difesa che ha eccepito la non configurabilità della bancarotta per dissipazione. Le operazioni erano coerenti col piano industriale 2005-2008, sollecitato dall’azionista pubblico, deliberato dal cda e apprezzato dalla Commissione Europea». Esulta invece il Codacons che invita i possessori di titoli Alitalia a costituirsi parte civile e chiedere il risarcimento dei danni mortali e patrimoniali. Il processo inizierà il 18 giugno.

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