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Crac 2008, ancora da chiudere Senegal e Barcellona

Da oggi ci sono ben due Alitalia in amministrazione straordinaria. Un caso forse unico nel panorama societario, con la «nuova» Alitalia che si affianca alla «vecchia» Alitalia affidata ai commissari nel 2008 e ora, dopo quasi dieci anni, in fase di liquidazione finale.

Dopo tanti anni, i problemi non sono ancora stati risolti del tutto. L’ultimo immobile di cui la vecchia Alitalia Linee aeree italiane spa è in possesso, a Barcellona in Spagna, sarà venduto a breve. Ce ne sarebbe anche un altro, a Sesto San Giovanni. Ma nel frattempo è stato occupato dai centri sociali e al piano terreno hanno aperto addirittura un ristorante abusivo: da quattro anni i commissari cercano di ottenerne lo sgombero.

Il bilancio finale, a otto anni dalla nomina del primo commissario straordinario Augusto Fantozzi, cui è seguito l’attuale collegio formato da Stefano Ambrosini, Gianluca Brancadoro e Giovanni Fiori, vede 1,3 miliardi di euro di attivo realizzato a fronte di 3,1 miliardi di passivo. Ai creditori sono stati pagati 865 milioni di euro, comprensivi dell’accollo di debiti per 612 milioni da parte di Cai, cioè della «nuova Alitalia». Altri pagamenti ci saranno entro settembre per 120 milioni circa. Risultato: fatti salvi i lavoratori che hanno ottenuto lo scivolo della cassa integrazione per dieci anni, almeno 1,2 miliardi di euro di debiti non saranno pagati: «Il contraccolpo più grosso lo hanno subìto i fornitori chirografari medio piccoli: hanno perso quasi tutto», spiega Brancadoro.

La liquidazione della vecchia Alitalia è un’operazione complessa. Le code non risolte sono soprattutto all’estero: «Stiamo cercando di recuperare dei soldi in Nigeria e in Venezuela ma la situazione dei Paesi rende difficile intervenire; abbiamo un contenzioso con il fondo pensioni giapponese, un altro in Brasile per il trasporto cargo, cause a Londra con i vecchi dipendenti locali». Le ultime sedi da chiudere: Algeria, Argentina, India, Inghilterra, Libia, Marocco, Nigeria, Senegal, Turchia, Siria. E non è ancora concluso un contenzioso contro Eni, Esso, Kuwait, Shell, Tamoil e Total per gli extra costi sul carburante: la richiesta totale di danni è di circa 300 milioni. Ma chissà quando sarà risolto.

Francesca Basso Fabrizio Massaro

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