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Covid, senza green pass il rischio è raddoppiato

Senza green pass Covid 19 si rischia in due. Sia l’esercente sia l’utente si espongono a una sanzione amministrativa fino a mille euro in caso di accesso, senza certificazione verde Covid-19, a servizi e attività per i quali è necessaria. E, in caso di tripla recidiva, l’esercizio rischia di dover chiudere da 1 a 10 giorni. È quanto prevede il decreto legge approvato dal consiglio dei ministri del 22 luglio 2021, il dl n. 105 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 175 del 23 luglio, recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19 e per l’esercizio in sicurezza di attività sociali ed economiche. Il provvedimento di urgenza riserva alcune attività a chi è in possesso di certificazioni verdi Covid-19 (Green Pass), comprovanti l’inoculamento almeno della prima dose vaccinale Sars-CoV-2 o la guarigione dall’infezione da Sars-CoV-2 (validità 6 mesi) o l’effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus Sars-CoV-2 (con validità 48 ore).

Le disposizioni del decreto legge scattano a partire dal 6 agosto 2021. Data dalla quale ci vuole il Green Pass per andare al ristorante, assistere a spettacoli, musei, piscine, palestre, fare sport di squadra, centri benessere limitatamente alle attività al chiuso. Stessa limitazione per partecipare a concorsi pubblici, andare a sagre e fiere, convegni e congressi, centri termali, parchi tematici e di divertimento; centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso i centri estivi, sale gioco, casinò. Inoltre nelle zone bianche e gialle (tutte le zone con i diversi colori sono, tra l’altro, ridefinite dal decreto legge in esame), gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, locali di intrattenimento e musica dal vivo e in altri locali o spazi anche all’aperto, saranno svolti esclusivamente con posti a sedere preassegnati e a condizione che sia assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi, sia per il personale, e l’accesso è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi Covid-19.

Il decreto prevede espressamente l’apparato sanzionatorio, disponendo che i titolari o i gestori dei servizi e delle attività autorizzati previa esibizione del Green pass sono tenuti a verificare che l’accesso a questi servizi e attività avvenga nel rispetto delle prescrizioni. In caso di violazione si rischia una sanzione pecuniaria da 400 a mille euro sia a carico dell’esercente sia dell’utente. Qualora la violazione fosse ripetuta per tre volte in tre giorni diversi, l’esercizio potrebbe essere chiuso da 1 a 10 giorni.

Le nuove disposizioni stabiliscono, dunque, restrizioni alle libertà individuali.about:blank

La fonte di queste limitazioni è un atto avente forza e valore di legge, cosicché risulta rispettata sul piano formale la Costituzione, nella parte in cui pretende una norma di legge quale idonea base giuridica di una prescrizione di fare o non fare limitativa della libertà personale.

Un controllo di costituzionalità del decreto legge sarà pur sempre possibile, ma occorrerebbe dimostrare la sproporzione o il carattere iniquo e irragionevole della norma stessa. Circostanze, queste, allo stato inesistenti.

Le libertà limitate dal decreto legge riguardano da un lato le persone e dall’altro le imprese. Da un lato c’è la persona che potrà accedere a determinati luoghi o partecipare a determinati eventi solo se in possesso di una attestazione circa le condizioni sanitarie o l’essersi sottoposto a una prestazione sanitaria (vaccinazione). Dall’altro lato c’è l’impresa che a causa della limitazione delle persone sarà limitata nella possibilità di svolgere l’attività economica. Tali aspetti sono stati valutati dal legislatore governativo e saranno sottoposti al vaglio del legislatore parlamentare e, allo stato, il bilanciamento produce norme cogenti e assistite anche da una sanzione pecuniaria.

Non emergono, però, profili di irragionevolezza del bilanciamento, considerate le risultanze della scienza medica, che continua a raccomandare il massivo ricorso alla vaccinazione, quale elemento chiave per impedire la diffusione del Covid-19.

Da tale circostanza deriva una aspettativa di beneficio per le attività economiche, le quali trarranno profitto dal fatto che le persone in possesso della attestazione possono esercitare le libertà di circolazione, presupposto per lo scioglimento di qualsiasi transazione economica. Vi è l’opposta opinione di chi rifiuta il green pass e ciò è un corollario del rifiuto di vaccinarsi.

Chi non vuole vaccinarsi, in sostanza, non vuole subire nessuna limitazione della libertà personale collegabile a tale rifiuto. Tale scelta pare abbracciata anche a costo di provocare la diffusione del virus, con messa a repentaglio della propria e dell’altrui incolumità. È evidente che il problema è frutto dalla impostazione volontaristica della vaccinazione. Tranne alcune categorie sanitarie, chi vuole si vaccina, chi non vuole non si vaccina. A fronte di tale premessa, però, ci sono due possibili conseguenze. Se non vaccinarsi è lecito, ciò non significa che tale scelta rimanga senza conseguenze. Quindi, ben può da un punto di vista logico e giuridico sostenersi che chi non si vaccina compie attività lecita, ma non ha diritto a essere trattato come chi si è vaccinato. Altrimenti, si lede il principio di uguaglianza, secondo cui situazioni diverse devono essere trattate in maniera diversa. La differenza di trattamento, per non tramutarsi in disparità, deve, però, avere una giustificazione. Questa giustificazione la si trova nelle ragioni che stanno alla base della forte e pressante raccomandazione dello stato a vaccinarsi. Si potrà ribattere che vaccinarsi vuol dire esporsi al pericolo, ma non è decisivo, perché anche non vaccinarsi espone al pericolo. E in questo caso trattandosi di un interesse generale, da preservare tanto quanto l’interesse individuale, o si obbliga a vaccinarsi oppure, se si lascia limita la libertà di non vaccinarsi, allora si deve tutelare l’interesse generale con alcune limitazioni imposte a chi non si vaccina. Tutto sta a valutare la proporzionalità di tali limitazioni. Diverso è, infatti, per esempio, limitare l’accesso a evento ludici rispetto a limitare l’accesso a un servizio pubblico essenziale.

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