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Covid, Recovery, riforme: Draghi alla prova del programma

L’attesa è elevatissima, in Parlamento e nel Paese, per quanto dirà stamane al Senato. Mario Draghi una traccia del suo discorso in parte l’ha già rivelata in occasione della sua prima uscita pubblica da presidente del Consiglio incaricato. Alle forze politiche che sono pronte a sostenerlo, garantendo una maggioranza numericamente molto ampia, il premier chiede una coesione sostanziale per offrire risposte tempestive «all’altezza della situazione». La guerra alla pandemia, e quindi il potenziamento della campagna vaccinale, resta in cima alle priorità. Così come la ripresa economica attraverso il contributo decisivo del Recovery fund, realizzando riforme (welfare, fisco, giustizia, pubblica amministrazione) attese da decenni ma anche interventi infrastrutturali e di stimolo alla crescita che possano avere un impatto positivo e soprattutto strutturale sul Pil.

Più che un quadro dell’esistente, Draghi traccerà dunque la strada da percorrere per costruire/garantire il futuro. L’obiettivo è restituire la fiducia al Paese e soprattutto alle giovani generazioni, da sempre al centro dei ragionamenti dell’ex presidente della Bce. Ma proprio la realizzazione di questo percorso imporrà inevitabilmente scelte sulle quali la «coesione» e l’«unità» invocata dal presidente del Consiglio rischia di essere messa a dura prova già nei prossimi giorni, quando sul tavolo di Palazzo Chigi all’ordine del giorno ci sarà il decreto Ristori per il quale a gennaio è stato approvato uno scostamento di ulteriori 32 miliardi per sostenere lavoratori e imprese. La cifra è infatti già ritenuta insufficiente. Non solo perché si riteneva che questo ulteriore incremento del deficit dovesse soddisfare anche chi finora era rimasto escluso. Ma soprattutto perché il virus non accenna ad arretrare. Anzi, il rischio di un moltiplicarsi di zone rosse o arancioni e quindi di chiusure farà aumentare il fabbisogno per i ristori da cui dipende anche il sostegno alla disoccupazione.

Ecco perché la guerra al Covid resta al primo punto. Il premier ha già detto che vuole aumentare il ritmo delle vaccinazioni. Ha in mente il modello britannico e con Boris Johnson tornerà a confrontarsi venerdì in occasione del G7 straordinario che avrà al centro la pandemia e di cui il premier inglese è presidente di turno. Sulla strategia per implementare la campagna vaccinale, Draghi parlerà in Parlamento. Così come sul Recovery plan. Anche qui si attendono indicazioni. E non è da escludere che dal premier possa arrivare anche qualche sorpresa. Si starebbe valutando, ad esempio, l’ipotesi di non utilizzare l’intera quota dei prestiti del Recovery Fund cui avremmo diritto e, in particolare, di ridurre quella che produce deficit.

Questa volta i riflettori non si concentreranno sul responso del voto ma sui contenuti. Certamente per quanto dirà Draghi ma anche (da non sottovalutare) per i messaggi che gli arriveranno dalla sua eterogenea maggioranza. I partiti sono al momento spiazzati. Nessuno è in grado di prevedere cosa dirà il presidente del Consiglio. Matteo Salvini ha preso l’iniziativa di incontrare i leader momentaneamente suoi alleati di maggioranza per un primo confronto. Già ieri però, all’indomani del faccia a faccia con Nicola Zingaretti, il leader della Lega a chi gli chiedeva sulla «irreversibilità» dell’euro rispondeva che di «irreversibile» non c’è niente «solo la morte lo è», provocando la reazione dello stesso segretario del Pd. Ma se c’è un punto su cui l’arrivo di Draghi non lascia aperte supposizioni è certo l’impronta fortemente europeista del Governo guidato da Mr. «Whatever it takes».

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