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Covid, oggi il verdetto Sei Regioni in bilico tra il giallo e l’arancione

I dati non sono ancora pronti, ci sono anomalie che costringono a un rinvio. Dopo averla fissata per sabato e poi spostata a ieri, ministero della Salute e Istituto superiore di sanità hanno deciso di fare questa mattina la riunione della Cabina di regia che effettua il monitoraggio della pandemia nelle Regioni. Di solito gli assessorati alla Salute comunicano i loro numeri dalla domenica al mercoledì e la riunione dei tecnici si svolge di venerdì o addirittura di giovedì. È successo così per 24 settimane. Quelli appena conclusi però non sono stati sette giorni come gli altri. Da venerdì in Italia sono nate le zone rosse, arancioni e gialle, basate proprio sui dati della Cabina riferiti alla settimana tra il 19 e il 25 ottobre. Fare lo stesso giorno un nuovo monitoraggio e successivamente ordinanze restrittive per altre Regioni non avrebbe avuto senso. Così si è iniziato a slittare. Del resto i dati consegnati da una parte delle amministrazioni locali non sono buoni. Alcune realtà inviano numeri per i 21 indicatori incompleti. Oppure anomali. «C’è un rapporto serio tra le istituzioni e sarebbe un reato grave dare dei dati falsi», ha avvertito ieri il ministro alla Salute, Roberto Speranza. Il problema sembra in molti casi essere più che altro l’incapacità di raccogliere i numeri, circostanza che rivela una diffusione senza controllo dell’epidemia.
Ieri Silvio Brusaferro dell’Istituto e Gianni Rezza del ministero hanno ricontrollato per tutto il giorno i dati. Ci sono problemi con i numeri della Campania. Vanno troppo bene, «sono quasi da zona verde», ironizzano alcuni tecnici. Qualcosa non torna. Già la settimana scorsa la situazione era piuttosto buona e la Regione è finita in zona gialla. Questo anche se il governatore Vincenzo De Luca, tra i primi in Italia a fare chiusure, abbia più volte chiesto misure più dure, magari estese a tutto il territorio nazionale. Ieri anche il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha parlato di zona rossa. Non è escluso che oggi la Cabina di regia decida un inasprimento delle misure.
L’epidemia sta correndo sempre di più ovunque, tanto che la Fnomceo, Federazione degli ordini dei medici, ieri ha chiesto il lockdown per tutto il Paese. L’Emilia-Romagna, che sperava di aver portato il suo Rt, fattore di replicazione, sotto l’1,5, si ritrova sempre sopra quel limite, oltre il quale scatta lo “scenario” più preoccupante, il 4. Se il rischio basato sui 21 indicatori, che la settimana scorsa era moderato, salirà, la Regione potrebbe finire addirittura in zona rossa. A diventare arancione sarà la Liguria, che ha dati in peggioramento soprattutto sul fronte dell’occupazione degli ospedali. Ieri comunque il governatore Giovanni Toti ha detto di essere convinto di restare in zona gialla. Anche in Toscana ormai considerano certo il passaggio alla zona arancione. I dati dell’Umbria non sono molto buoni e anche in questo caso ci sarebbe uno cambiamento di zona. Il Veneto spera di evitare il peggioramento. Ha un Rt da scenario 3 ma il suo rischio passerebbe a moderato e non più ad alto con riserv a perché il problema di comunicazione di un dato (sulla quantità dei casi riconosciuti ad inizio sintomi) che lo aveva messo in quella categoria è stato risolto. Sono dunque sei le Regioni in bilico, anche se alla fine probabilmente quelle che faranno il salto di livello saranno quattro o cinque.
La Sicilia, il cui governatore Nello Musumeci ha protestato per la classificazione in zona arancione, questa settimana ha avuto serissimi problemi a inviare i suoi dati. Quelli finalmente arrivati non sono buoni ma la Regione non peggiorerà la sua situazione. Sembra non rischiare un passaggio all’arancione il Lazio. Tra chi da giorni era in peggioramento c’è l’Alto Adige, il cui governatore Arno Kompatscher ieri ha deciso di far scattare da subito la zona rossa.
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