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Covid, Nord e Sud più poveri

Oltre ai redditi degli italiani, il Covid ha tagliato gli incassi dei comuni da addizionale Irpef e innalzato il tasso di povertà assoluta soprattutto al Nord e al Sud. Nel 2020 la pandemia ha prodotto (tranne che per i lavoratori del pubblico impiego) una riduzione del reddito imponibile ai fini dell’addizione comunale pari all’8,57% con punte del 17% nei centri turistici e invernali. E per ogni punto percentuale di reddito perso si è registrato un aumento di 1,09 punti percentuali dell’incidenza della povertà assoluta (stimata ora al 7,97% a livello nazionale con valori che superano l’11,2% al Sud) a sua volta strettamente connessa con il tasso di inattività che è aumentato dello 0,36%.

È quanto emerge dalle elaborazioni della Sose (la società controllata dal Mef e partecipata da Bankitalia che elabora gli Indici sintetici di affidabilità fiscale e i questionari sui fabbisogni standard degli enti locali) contenute nella relazione 2020 del Cnel presentata ieri al parlamento e al governo alla presenza del ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta.

I dati della Sose confermano i timori dei sindaci per l’effetto che la riduzione dei redditi sofferta nel 2020 da tutte le categorie produttive (ad eccezione ovviamente dei dipendenti pubblici) produrrà sulla voce addizionale Irpef nei bilanci comunali di quest’anno. E non a caso nell’acconto di 220 milioni che è stato recentemente ripartito con decreto approvato giovedì scorso in Conferenza stato-città (si veda ItaliaOggi del 26 marzo) una quota pari a 70 milioni è stata trasferita ai municipi proprio a titolo di compensazione della riduzione di gettito 2021 dell’addizionale comunale Irpef.

Sose ha messo in relazione la contrazione dei redditi ai fini dell’addizionale con l’incidenza della povertà assoluta rivelando che in corrispondenza di una diminuzione di un punto percentuale del reddito imponibile si osserva un aumento di 1,09 punti percentuali dell’incidenza della povertà, a sua volta collegata al tasso di inattività. Dalla combinazione delle variazioni dovute al reddito imponibile e al tasso di inattività è stata elaborata la variazione della povertà assoluta per ciascun comune italiano.

Nel 2018, i dati dell’Istat fotografavano un’Italia spaccata in due con il Sud che registrava una percentuale di famiglie in povertà assoluta pari al 10% e il Nord e il Centro con una situazione abbastanza omogenea: 5,80% nelle regioni settentrionali (Emilia-Romagna compresa) e 5,30% nelle regioni del Centro (Toscana, Umbria, Marche e Lazio). Il Covid, secondo la Sose, ha confermato queste differenze a livello macro-regionale, ma ovviamente le ha accentuate, portando per esempio i 1.104 comuni del Centro Italia a un livello di povertà assoluta del 6,3%. Esattamente un punto percentuale in più rispetto al livello medio del 2018.

I dati di Sose confermano come la povertà sia cresciuta soprattutto al Nord e al Sud, polarizzando quindi le differenze tra l’area del Paese più ricca e quella più in difficoltà. Nelle regioni del Nord si contano infatti 2.478 comuni con un tasso di povertà assoluta tra il 6,3 e il 6,4%, mentre 1.771 comuni si collocano nella fascia tra 6,4% e 10,5%. Al Sud si contano invece 2.376 comuni con un tasso di povertà tra il 10,5 e l’11,2%, mentre 174 comuni presentano un tasso superiore all’11,2%.

La riduzione dei redditi causata dal Covid ha invece colpito gli italiani indipendentemente dalla latitudine. Oltre la metà dei comuni italiani (4.330) si colloca nella fascia di contrazione media reddituale tra il 7,7 e 9,2%. Ma ci sono anche 308 comuni (tra cui i grandi centri turistici e produttivi come Firenze, Venezia e Milano) dove la riduzione dei redditi oscilla tra l’11,6 e il 16,9%.

Roma, nonostante la sua grande vocazione turistica, si è salvata dal tracollo grazie ai redditi degli statali rimasti intatti durante la pandemia. Sopra la soglia del 16,9% di riduzione dei redditi la Sose colloca solo 38 comuni, tutti dislocati sull’arco alpino. A dimostrazione di quanto la chiusura delle piste da sci abbia impattato negativamente sull’economia dei centri montani che vivono di turismo invernale.

«Nel 2020, a causa della pandemia e delle misure per contenerla, i comuni hanno subito importanti variazioni di spesa», ha spiegato il responsabile Sose per i rapporti con i committenti pubblici, Marco Stradiotto. «La mappa della variazione del profilo reddituale dei comuni è utile per capire l’andamento del reddito sul territorio, il numero di nuclei familiari in povertà e quindi stimare le variazioni di spesa dei comuni».

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