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Il Covid non scuda l’insolvente

Il tema della buona fede oggettiva nei rapporti contrattuali è oggi di grande attualità. Con l’avvento della crisi epidemiologica Covid-19 la giurisprudenza di merito riconosce in questo principio generale il principale strumento per soddisfare esigenze di giustizia sostanziale. Il generale criterio di buona fede oggettiva, ai sensi degli artt. 1175, 1337, 1366 e 1375 c.c., deve permeare l’intero rapporto contrattuale ed, essendo espressione del principio di solidarietà sociale di cui all’art. 2 Cost., impone al creditore di preservare l’interesse del debitore ove ciò non sia fonte di un apprezzabile pregiudizio a suo carico. I giudici del merito hanno dunque recentemente affermato in molteplici occasioni la sussistenza di un diritto del debitore in difficoltà a una rinegoziazione delle condizioni contrattuali, sanzionando la relativa lesione con una responsabilità risarcitoria. L’empatia della giurisprudenza non deve però giungere fino al punto di mortificare le legittime pretese creditorie, rendendo la crisi sanitaria un espediente per i debitori insolventi. È questa la soluzione raggiunta dal Tribunale di Enna con una interessante ordinanza datata 4 marzo 2021.

Nel caso di specie, il gestore di un punto di ristoro autostradale affiliato Autogrill aveva chiesto ed ottenuto in via cautelare inaudita altera parte l’inibitoria del diritto di Autogrill all’adempimento delle obbligazioni pecuniarie nascenti dal contratto di affiliazione commerciale. Il ricorrente aveva dunque sostenuto la contrarietà al criterio della buona fede oggettiva della escussione da parte di Autogrill della garanzia fideiussoria prestata dalla banca a tutela del credito, in ragione della crisi economica determinata dall’emergenza epidemiologica e del rifiuto della creditrice a rinegoziare le condizioni economiche del contratto di franchising.

Lo studio SZA di Milano, con l’avv. Laura Maria Giammarrusto, ha contestato le domande cautelari formulate dalla debitrice nei confronti di Autogrill, ponendo in evidenza le peculiarità del caso concreto, rappresentato da una catena di rapporti legati tra loro e nella quale la società concessionaria del servizio ristoro autostradale è solo l’anello intermedio di relazioni che coinvolgono a monte anche la società concedente alla quale Autogrill deve a sua volta corrispondere le royalties di concessione, nonché i suoi stessi fornitori. La difesa di Autogrill ha dunque evidenziato come la condotta della propria assistita, che aveva escusso una garanzia bancaria a fronte del notevole incremento della posizione debitoria dell’affiliato, peraltro antecedente alla pandemia, non potesse qualificarsi come abusiva alla stregua del canone di buona fede contrattuale, in quanto vincolata a condizioni contrattuali poste da soggetti terzi (la società concedente e i fornitori) che ovviamente si riflettono nella relazione con il gestore del punto di ristoro. Il giudice della tutela cautelare ha escluso che, nella complessità delle relazioni economiche rappresentate da Autogrill, la mancata rinegoziazione delle condizioni del contratto di franchising, così come la richiesta di pagamento dei crediti maturati anteriormente alla crisi economica generata dalla pandemia, potessero generare una violazione della buona fede contrattuale, revocando il decreto emesso inaudita altera parte.

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