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Il Covid non frena Prelios: risultati record nel 2020

È stato l’anno del Covid. È stato l’anno dei Tribunali chiusi. L’anno delle moratorie, delle famiglie e imprese in difficoltà. È stato l’anno in cui molte cartolarizzazioni di crediti deteriorati hanno avuto performance inferiori a quelle previste dai business plan. È stato l’anno in cui gli operatori del mercato dei crediti deteriorati hanno sofferto di più. Eppure il gruppo Prelios, che nel mondo dei crediti dubbi (sia gli Npl sia gli Utp) è uno dei principali attori con attivi saliti a 38 miliardi di euro, ha chiuso il bilancio con risultati record. Ricavi consolidati pari a 241 milioni di euro, rispetto ai 161 del 2019. Ebitda pari a 106 milioni, in forte aumento rispetto ai 44 del 2019. Ebitda margin al 44%, contro il 27% dell’anno precedente. Risultato netto pari a 69 milioni, rispetto a una perdita di 0,6 milioni del 2019. Il tutto nell’anno del Covid.

Cosa abbia sostenuto così i risultati di Prelios in un settore, come quello degli Npl, che ha sofferto la pandemia può sembrare di difficile comprensione. Se si guardano gli altri big del servicing (cioè della gestione e del recupero dei crediti deteriorati), si nota che il 2020 ha visto luci e ombre. Do Value (la più grande) ha registrato ricavi in crescita del +15%, ma l’Ebitda (esclusi gli elementi non ricorrenti) è sceso da 140,4 milioni del 2019 a 125,3 milioni. E il risultato del periodo (esclusi gli elementi non ricorrenti) è sceso da 51,8 a 20,8 milioni. Anche Banca Ifis ha chiuso con utili in calo da 123 a 68,8 milioni di euro, battendo però la guidance attesa. Solo Amco si è distinta con risultati in forte crescita: Ebitda a 158,9 milioni (+210%), ricavi a 214,1 milioni (+126%), Ebitda margin addirittura al 74,2% e utile netto a 76 milioni (+80%). Come si vede, il settore ha registrato performances varie. Ma, in generale, ha sofferto il Covid. E non poteva essere altrimenti per un’attività che in buona parte si fa in Tribunali che sono rimasti chiusi per mesi.

Cosa ha invece permesso a Prelios di registrare risultati da record, con il presidente Fabrizio Palenzona che si dice «orgoglioso»? In assenza del bilancio (la società non è quotata e ha diffuso solo un comunicato) il Sole 24 Ore lo ha chiesto al Ceo Riccardo Serrini. Da un lato il gruppo svolge varie attività: non solo quella di servicing, ma anche quella di Sgr con i vari fondi immobiliari e fondi di credito e quella di servizi immobiliari. «Noi gestiamo per investitori istituzionali circa 40 fondi immobiliari e Sicaf con varie strategie. Questa attività è andata bene, perché il settore continua ad attirare investitori nel mondo dei tassi a zero». Idem per il fondo di credito, dedicato agli Utp (crediti semi-deteriorati): «Abbiamo il maggiore in Italia, chiamato Back2Bonis, con quasi un miliardo in gestione ormai. Anche questo è andato bene». Infine anche l’attività sugli Npl ha tenuto: «Noi gestiamo portafogli di crediti abbastanza freschi – spiega Serrini -. Questo ci dà maggiori possibilità di raggiungere transazioni stragiudiziali con i debitori, tenendoci al riparo anche nei mesi in cui i Tribunali sono rimasti chiusi».

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