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Covid, lockdown progressivo: altre quattro Regioni a rischio

I riflettori sono puntati su venerdì prossimo, quando è atteso il nuovo monitoraggio settimanale riferito al periodo 2-9 novembre. Sarà allora che la fotografia delle tre Italie diventerà più nitida, soprattutto dopo che da oggi, come da nuova ordinanza firmata ieri dal ministro della Salute Roberto Speranza, Abruzzo, Basilicata, Liguria, Toscana e Umbria entrano nell’area arancione e la Provincia di Bolzano nell’area rossa. Mentre slitta ancora il verdetto sulla Campania, finiscono sotto esame anche Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia, che per evitare scivolamenti e restare in zona gialla provano a varare in autonomia misure restrittive concordate. Se non basteranno entro la fine della settimana potrebbero essere ben 14 le Regioni, oltre a Bolzano, a finire in semi-lockdown: solo Lazio, Molise, Marche e Sardegna, oltre a Trento, resterebbero gialle. Come è evidente, senza cambi di rotta, è alto il rischio che tutto il Paese si colori gradualmente di rosso.

Nel Governo si vagliano attentamente i dati. Ma ieri, nonostante all’allarme dell’Ordine dei medici si sia aggiunto quello dei medici di famiglia, è stato in particolare il Pd a frenare sull’ipotesi di un lockdown nazionale. «Per ora non è sul tavolo», hanno fatto sapere fonti governative in perfetto asse con il premier Giuseppe Conte, segno che anche l’ala rigorista del capodelegazione Dario Franceschini coltiva un cauto ottimismo. «La curva sta decelerando», è il ragionamento tra i dem. «Si tratta di capire se la decelerazione ormai evidente diventa inversione prima della crisi delle reti sanitarie». Eccolo, il punto chiave: capire se il rallentamento dell’indice Rt – stabile all’1,7, un valore comunque alto – si tradurrà in fretta anche in una minore pressione sugli ospedali. Nell’Esecutivo confidano che gli effetti delle restrizioni graduate per fasce di rischio si vedranno a breve. Ieri i contagi sono stati 35.098 con 217mila tamponi e ben 580 morti, ma con l’incidenza dei positivi al 16,1%, un punto percentuale meno del giorno prima.

Conte assicura massima attenzione all’evoluzione dei contagi ed è al lavoro con il ministro della Salute Roberto Speranza sui vaccini (si veda pag. 2) e con la titolare dell’Interno Luciana Lamorgese sui controlli. Ieri il capo di gabinetto di Lamorgese, Bruno Frattasi, ha inviato una circolare ai prefetti invitandoli a convocare d’urgenza i comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica per programmare gli interventi. Il fenomeno delle persone assembrate in strada anche senza mascherina nell’ultimo fine settimana, si legge, deve andare «significativamente a diminuire». Come? Potenziando i controlli e concordando con i sindaci chiusura o contingentamento di ingressi in vie e piazze a rischio.

Intanto l’indicazione che arriva dagli scienziati per Campania, Emilia, Friuli e Veneto è chiara: secondo il documento dell’Iss si trovano tutte e quattro nello scenario 4 (il peggiore), con un rischio moderato ma «con probabilità alta di progressione a rischio alto». Se aumenteranno le allerte sanitarie (oltre 2 a Regione) diventeranno anche loro «zone rosse». A quel punto saranno passati 3 giorni dei 7-10 che il Governo si è dato per capire se il lockdown nazionale si può evitare. Con il report del 20 novembre che potrebbe dare il verdetto finale.

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