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Il Covid invade la manovra: metà dei fondi per l’emergenza

L’impennata dei contagi s’incunea nel cantiere aperto della manovra. Che tra proroga della Cig, conferma del bonus 100 euro e rifinanziamenti a sanità e scuola e nuovi aiuti in arrivo per turismo e ristorazione in una probabile replica del pacchetto «centri storici» vede già assorbita dalle misure obbligate dalla crisi quasi metà della dote di deficit aggiuntivo da 23 miliardi appena messa in programma per il prossimo anno. Ma non basta. Perché i ministeri hanno presentato una sterminata lista della spesa da oltre 20 miliardi (Sole 24 Ore di ieri). E i partiti della maggioranza si stanno impegnando nello stesso esercizio.

A poco più di 24 ore dall’approdo in Consiglio dei ministri del Documento programmatico di bilancio da inviare a Bruxelles e della prima griglia della manovra, la quadra è ancora da trovare al punto che per questa sera è in programma la terza puntata del vertice di maggioranza. Gli spazi in cui le forze politiche potranno muoversi alla ricerca di un compromesso appaiono però stretti. Tanto più che a creare tensioni c’è anche l’annunciato stop al blocco dei licenziamenti. Che però rimarrebbe di fatto parziale, con la proroga riservata alle sole imprese che decideranno di utilizzare la Cig per l’emergenza o la decontribuzione alternativa.

Sempre più intenso è poi il pressing per irrobustire due capitoli “sensibili” come quelli della scuola e della sanità, cari a M5S e Leu ma anche al Pd. Che chiedono anche di rinvigorire la dote per gli asili nido. Italia viva invece guarda alle imprese e punta soprattutto sull’assegno unico per la famiglia, fortemente voluto anche dai Dem, da introdurre già dal 1° gennaio 2021 con alcuni mesi di anticipo rispetto alla tabella di marcia abbozzata al ministero dell’Economia.

Le tasse continuano a essere un’altra spina nel fianco della maggioranza e della stessa manovra. Il problema più immediato è la ripresa della riscossione, che torna a infiammare il dibattito nella maggioranza fra M5S e Iv, che chiedono di frenare la ripartenza delle cartelle, e Pd e Leu che appoggiano il riavvio deciso dal Governo. La tensione si riaccende proprio nel giorno in cui il Mef annuncia il decreto attuativo per il premio (onorifico) ai contribuenti che hanno versato nei mesi scorsi senza sfruttare le proroghe. A loro sarà riservata una menzione d’onore sul sito del Mef. Sempre che vogliano comunicare i dati.

Ancora più delicato rimane il nodo della riforma fiscale. Futuribile, perché non partirà prima del 2022, ma bisognosa di decisioni immediate sul modello da adottare anche per far andare avanti il progetto di assegno unico, chiamato a districarsi fra un reddito di cittadinanza da riformare e una curva Irpef da ripensare. Da qui dipendono anche i primi segnali da mandare il prossimo anno, in aggiunta alla stabilizzazione del taglio del cuneo (il bonus dei 100 euro) che nel 2021 assorbirà 1,8 miliardi. Il forcing di Italia viva per bloccare plastic e sugar tax, ad esempio, non si alleggerisce. I Cinque stelle, invece, spingono per dare un po’ di ossigeno ad autonomi e imprese con il superamento del sistema «squilibrato» del saldo-acconto per le partite Iva e anche per rendere strutturale la decontribuzione al 30% per le aziende che operano al Sud. Ma al primo posto dell’elenco delle richieste del M5S c’è la proroga di tre anni del superbonus edilizio del 110%, su cui seppure con sfumature e tempistiche diverse convergono anche gli altri partiti. Che incalzano il governo su un altro terreno già battuto per fronteggiare gli effetti della pandemia: quello dei sussidi. Da assicurare a vasto raggio, cominciando da ristoratori e albergatori.

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