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«Con il Covid-19 servono bad bank e regole flessibili»

«Considerato il Covid-19, occorre una bad bank pubblica e utilizzare tutti gli ambiti di flessibilità e di proporzionalità contenuti nelle normative europee». Dopo l’audizione del Governatore Ignazio Visco, la presidente della commissione d’inchiesta sulle banche, Carla Ruocco (M5S), torna a chiedere maggiori rassicurazioni sulla tenuta del sistema economico.

Che cosa vi aspettavate?

Nelle audizioni precedenti la commissione ha ricevuto messaggi unanimi di viva preoccupazione per gli effetti “depressivi” che su una già difficile situazione economica potrebbero derivare dall’entrata in vigore della nuova normativa europea che disciplina il calendar provisioning, cioè gli accantonamenti automatizzati che le banche devono effettuare per le sofferenze bancarie, e l’automatica assegnazione da parte delle banche della qualifica di default, per importi di entità irrilevante, a privati e imprese che dovessero risultare parzialmente inadempienti nella restituzione del credito.

Quali sono i timori?

I timori sono che dall’adozione del calendar provisioning possa derivare un generale restringimento nella concessione di nuovo credito, dovendo le banche destinare il loro patrimonio di vigilanza a fronteggiare gli effetti economici (accantonamenti) derivanti dal rispetto delle scadenze per rettificare il valore dei crediti problematici. Mentre dall’adozione della seconda misura si teme l’assegnazione di una sorta di stigma che di fatto impedirebbe alla clientela il mantenimento o l’avvio di rapporti con le banche.

Il Governatore ha condiviso queste preoccupazioni?

Le sue considerazioni non hanno del tutto dissipato le preoccupazioni nella maggioranza dei componenti della commissione. La posizione della Banca d’Italia è sembrata condizionata dalle posizioni già assunte dalla Bce per le banche significative, ossia il convincimento di una inderogabile applicazione di queste norme all’intero mondo bancario, tra cui le cosiddette “banche meno significative” soggette alle Autorità di vigilanza nazionali. A nostro avviso occorre utilizzare nel più breve tempo possibile tutti gli ambiti di flessibilità e di proporzionalità contenuti nelle normative europee.

Le sofferenze bancarie pesano…

Certo, un peso può averlo giocato il fatto che l’Italia è stata l’unico Paese in Europa, insieme alla Grecia, in cui le banche hanno fatto segnare, in occasione della crisi del 2008, la più alta percentuale dei crediti problematici sul totale dei crediti in essere. Nonostante la campagna di cessione avviata dal 2013, continuiamo a presentare valori maggiori a quelli dei nostri migliori partner europei. Proprio per favorire una migliore gestione dei crediti Utp e Npl, avevo proposto due emendamenti alla legge di bilancio, su cui purtroppo il Mef non ha dato il necessario supporto: accordi transattivi volontari tra debitori e banche per le sofferenze presenti presso la Centrale dei rischi della Banca d’Italia e l’incentivo, sempre su base volontaristica, all’uso di fondi immobiliari riservati per favorire la locazione al debitore degli immobili dati in garanzia alla banca, prevedendo un canone agevolato per dieci anni e un prezzo di acquisto predeterminato.

Basterebbe?

In commissione si è fatto largo il convincimento che queste iniziative possano trovare una più efficace realizzazione se condotte da una bad bank pubblica. Ricordo che Amco Spa è un intermediario finanziario ex art. 106 Tub, controllato al 99,78% dal Mef e potrebbe, sfruttando le sinergie con Mps e dando una diversa exit strategy al Tesoro, essere dotato di licenza bancaria per farle assumere un maggior ruolo strategico e di creazione di valore per lo Stato nel processo di gestione degli Npe. Improcastinabile appare inoltre l’introduzione di forme di vigilanza più efficaci nonché obblighi di condotta e di trasparenza informativa nei confronti delle società titolari di licenza di recupero stragiudiziale di crediti. Non appena verrà definito l’assetto del futuro governo chiederemo al premier un incontro.

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