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Covid-19 e assemblee a porte chiuse: ok la conta, poco dialogo con i soci

La partecipazione è stata alta, anche se in assemblea, causa Covid, di gente non se ne è vista. E nella stagione delle adunanze a porte chiuse non sono mancate le sorprese, passate per lo più inosservate.

Enel: Mef in minoranza

L’aumento del capitale presente ha giocato un brutto scherzo a Enel, che quest’anno doveva anche rinnovare il consiglio. L’Enel fa capo al Mef per il 23,6% e all’assemblea quest’anno ha partecipato in tutto il 70% del capitale, dei fondi il 7% di capitale in più. La lista di maggioranza per il cda è così finita in minoranza, col 47,8% dei consensi contro il 51,1% della lista “corta” di Assogestioni. Grazie al meccanismo del “ripescaggio” previsto dallo statuto societario, tutti alla fine si sono però accomodati. Ciononostante il presidente nominato dall’assemblea, Michele Crisostomo, ha fatto il pieno di gradimento col voto del 98,4% del capitale presente. Come risulta dalla ricognizione di Morrow Sodali, riscontri molto positivi ci sono stati per le liste presentate dai cda uscenti di Fineco (86,2%) e Bpm (76,7%). Bene i rinnovi di Poste e Eni, con un gradimento superiore, in entrambi i casi, all’84%. Più tiepido, al contrario, il sostegno alle liste di maggioranza nel caso di Leonardo (57,1%) e Terna (51,3%).

Il dissenso sulle remunerazioni

Dissenso dei fondi in crescita, ma “mirato”. Indicazione della volontà di lanciare un messaggio, secondo Andrea Di Segni, managing director di Morrow Sodali che ha aiutato diverse società a dialogare col mercato. Caso esemplare Azimut, la cui politica di remunerazione è stata bocciata dai fondi (il loro voto da quest’anno è vincolante a riguardo), mentre i compensi (voto consultivo) sono stati approvati.

Bpm apripista

Bpm è stata la prima banca a presentarsi in assemblea con la proposta di dividendo che la Bce ha raccomandato prudenzialmente di non distribuire, ma l’ha risolta ritirando la delibera. Tutto si è svolto nella “normalità”. Non è mancato nemmeno l’intervento polemico di Davide Leone, secondo maggior azionista col 4,7%, che da qualche anno è impegnato a criticare la gestione della ex Popolare. Essendo che l’adunanza del 6 aprile si è tenuta a porte chiuse, è passato tramite il rappresentante delegato perché leggesse la sua dichiarazione di voto da mettere a verbale.

Errata corrige

Qualche intoppo c’è stato. Il Creval, per esempio, ha chiesto l’azione di responsabilità per amministratori e sindaci dal 2008 al 2016. Sono arrivate diverse proposte a riguardo, tutte messe ai voti, tranne quella del cda. Poi si è rimediato e la mozione “ufficiale” è passata con l’ok di quasi l’89% dei presenti.

Fondi in maggioranza

Il mercato è risultato preponderante in assemblea, con un peso oltre il 50%, in Atlantia, Azimut, Bpm, Enel, Fineco, Intesa, Leonardo, Prysmian, Terna, UniCredit e Ubi, come risulta dai dati raccolti dallo studio Trevisan. Significativo il dato di Fineco, dove gli investitori istituzionali, dopo l’uscita di UniCredit, rappresentavano la pressochè totale platea (virtuale). Da segnalare l’incremento del peso dei fondi, da un anno all’altro, in Azimut, dove la percentuale di capitale istituzionale presente è quasi raddoppiata passando dal 16% al 30%. Interessante anche il caso di Ubi, con l’Ops di Intesa pendente, che ha visto crescere il peso dei fondi sul totale del capitale presente in assemblea dal 40% al 54%.

Il bilancio della stagione

«In Italia si può dire che il voto per delega è rodato e funziona bene. È il Paese che più rispetta le direttive europee per consentire agli azionisti di partecipare all’assemblea, direttamente o per delega», sottolinea Dario Trevisan, che tradizionalmente rappresenta i fondi esteri, ma quest’anno ha fatto incetta di mandati come rappresentante designato, raccogliendo le deleghe da tutti gli azionisti. Sul meccanismo di voto, nota il legale, non è cambiato molto con le disposizioni adottate per prevenire i contagi. Ma l’impatto delle disposizioni d’emergenza è stato forte invece su interventi, proposte e domande, problematiche affrontate con soluzioni differenti, ma non del tutto soddisfacenti, osserva Trevisan, secondo il quale «alla fine le assemblee a porte chiuse si sono risolte in una conta dei voti».

Generali è stata tra le poche a svolgere l’assemblea in streaming anche se non in modo interattivo. Nessuno ha scelto il collegamento da remoto per tutti i soci interessati a partecipare. Troppo alto il rischio di ricorsi in caso, per esempio, di disservizi sulla linea in grado di interferire sul regolare svolgimento dell’adunanza, nota Di Segni, che ritiene importante tornare alla normalità, perchè «il clima relazionale che si crea in assemblea ha ancora un valore per molte delle grandi società di Piazza Affari».

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