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Cota: Fiat non tradisca Torino. Ora investa su Mirafiori

MILANO — «Non Marchionne come persona, ma la Fiat ha avuto tantissimo dal territorio e non lo deve dimenticare». Il governatore del Piemonte, Roberto Cota (Lega), non ha gradito le ultime parole del numero uno del Lingotto: «Se le attuali capacità di assorbimento in Europa resteranno uguali nei prossimi 24-36 mesi — ha detto il manager due giorni fa — c’è uno stabilimento di troppo in Italia».
Marchionne è rimasto generico. Anzi, su Mirafiori ha detto «per ora continuiamo a confermare». Perché il suo malumore?
«Mi fa piacere che Marchionne continui a confermare ma intanto l’investimento non è ancora partito e ormai sono passati mesi, è tempo di agire. Non può mettere in discussione Mirafiori come stabilimento produttivo».
Il problema è il mercato dell’auto.
«La situazione è difficile e Marchionne ha ragione su alcune cose, ma si metta una mano sulla coscienza: Mirafiori è un simbolo per la Fiat. Da diverso tempo dice che fatica a stare in Italia perché non è competitivo fare impresa qui. E ha ragione, in questo periodo è così. Ma allora faccia richieste concrete al governo».
Dovrebbe chiedere aiuto a Monti?
«Io chiedo da tempo che venga abbassata la pressione fiscale sull’attività di impresa. Su questo si deve insistere. È un problema non solo della Fiat ma di tutte le aziende».
A Mirafiori è prevista la produzione della futura 500X, il crossover a sette posti.
«Non mi interessa il modello che si farà, purché si parta. Prima si è parlato della 500L (prodotta invece in Serbia, ndr), ora dovrebbe essere la 500X. Che si cominci… Del resto ancora oggi la Fiat beneficia di strumenti messi a disposizione dalla Regione Piemonte, come ad esempio il progetto di ricerca nel settore dell’Automotive cofinanziato dal ministero dell’Università. Insieme abbiamo stanziato 42 milioni di euro. La Iveco risulta beneficiaria di un contributo da 14 milioni per due progetti che sono stati ammessi alla fase due del programma».
Cosa rimprovera a Marchionne?
«La Fiat non può andare via da Torino. Va bene far quadrare i conti ma Marchionne deve anche tenere in considerazione le radici dell’azienda. Qui gli stabilimenti Fiat non sono cattedrali nel deserto come a Termini Imerese, ma si inseriscono nel distretto dell’auto che presenta eccellenze mondiali. Il nostro territorio ha grandi potenzialità. E poi qui la Fiat ha La Stampa, la Juventus…».
E alla famiglia Agnelli?
«Batta un colpo, si faccia sentire. Tra Torino, il Piemonte e gli Agnelli ci deve essere una corrispondenza biunivoca di affetti. Da quando sono presidente della Regione uso solo auto del gruppo. Prima avevo una vecchia Volvo. Ora la mia auto di famiglia è una Musa».
Chiamerà Marchionne?
«Nei prossimi giorni. Vorrei anche incontrarlo. Eccetto le occasioni ufficiali, è da qualche mese che non ci sentiamo».

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