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Costo del lavoro, taglio in tre anni

L’intervento sul cuneo fiscale e contributivo non si limiterà al solo 2014 ma avrà uno sviluppo triennale. Si dovrebbe partire l’anno prossimo con un intervento della portata di 4/5 miliardi, metà a favore dei lavoratori e metà a favore delle imprese per poi proseguire, se il quadro di finanza pubblica lo consentirà, con altri 5/6 miliardi nel 2015 e ulteriori 5/6 miliardi nel 2016. Una progressione che vale un punto di Pil nel triennio, insomma. Per mettere in campo interventi fiscali e forme di decontribuzione testate fino all’ultimo per capire qual è il mix che può produrre l’effetto più espansivo sull’economia.
Il ventaglio di ipotesi è al vaglio dei tecnici che le stanno verificando con diversi modelli econometrici. Un lavoro che si dovrà chiudere entro breve, visto che la legge di stabilità che conterrà il taglio del cuneo dovrebbe essere varata martedì venturo.
Oggi su queste opzioni il Consiglio dei ministri si limiterà invece a un primo esame informale. La conferma sulle cifre che verranno mobilitate si avrà solo all’ultimo momento ma l’indicazione di un’operazione con sviluppo triennale ieri incontrava conferme in più ambienti. «Non ho mai fatto cifre, le commento» s’è limitato a dire il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, che invece ha parlato di tre capitoli di intervento. La cifra di 5 miliardi nel primo anno «potrebbe lievitare e bisogna essere prudenti» ha aggiunto Baretta, tornando a sottolineare che «per i lavoratori serve una soluzione strutturale». I tre capitoli considerati dal sottosegretario riguardano la spesa sociale, il cuneo, e i Comuni. «Più alto è l’intervento sul costo del lavoro maggiori saranno le risorse da sottrarre su altri fronti» ha ribadito a distanza Stefano Fassina, viceministro all’Economia del Pd. Mentre il suo collega Luigi Casero (Pdl) ai microfoni del Tg1 confermava l’ipotesi di un intervento sul cuneo di carattere «progressivo e strutturale».
Le opzioni in campo sono numerose, forse persino troppe, ha fatto osservare qualche tecnico.
Di sicuro c’è, per ora, la scelta di concentrare l’intervento a favore dei lavoratori in una soluzione unica, con uno sgravio sull’Irpef magari concentrata in un solo mese della prossima primavera, per evitare l’effetto “dispersione” che viene ricordato con il precedente taglio al cuneo fatto dal governo Prodi con la legge finanziaria del 2007 (legge 296/2006). Insomma, un bonus unico capace di spostare la propensione al consumo dei beneficiari. Per i lavoratori delle fasce di reddito più basse si introdurrebbe poi un intervento ad hoc per evitare che gli «incapienti» non ricevano nulla. Ai lavoratori potrebbe arrivare, inoltre, una riduzione sulla tariffe per alcune prestazioni Inail da tempo non aggiornate, operazione che però è vincolata alla possibilità di intervenire con un taglio sui contributi non previdenziali. Il “nodo” da sciogliere qui è di tipo contabile: se gli avanzi finanziari dell’Inail (1,2-1,5 miliardi l’anno) vengono considerati validi per la copertura o meno, visto che la scelta ha conseguenze sull’indebitamento netto.
Sempre al nodo coperture è poi vincolato anche l’intervento sull’Irap, quello a favore delle imprese, con l’ipotesi di una detrazione selettiva del costo del lavoro dalla base imponibile a seconda che si considerino i contratti a termine o quelli a tempo indeterminato. Per le imprese arriverebbero poi gli sgravi sulle nuove assunzioni (nella forma di una fiscalizzazione dei contributi) com’è stato fatto per le assunzioni degli under 29enni.

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