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Costi record per i Pos, rivolta dei negozi

Per capire il ginepraio che si è appena creato conviene partire da due date che la logica avrebbe dovuto far coincidere: 30 giugno e 29 luglio. Ieri: l’obbligo imposto ai commercianti, professionisti, artigiani (sostanzialmente le partite Iva di tipo autonomo) di doversi dotare del Pos (Point of sale), il dispositivo elettronico che consente di accettare pagamenti con carte di credito/debito per importi superiori ai 30 euro. Tra un mese (29 luglio) diventerà invece operativo un decreto emanato dal ministero delle Finanze che prescrive una serie di condizioni utili a rendere più competitivo — applicando anche uno sconto agli esercenti per le transazioni di piccola entità — il sistema degli intermediari finanziari, cioé i circuiti di pagamento Pagobancomat, Visa, Mastercard, American Express e le banche emittenti di carte di credito e di debito. Nell’attesa questo slittamento temporale produce, secondo uno studio di Federconsumatori, un vero salasso per chi non si è ancora adoperato nell’installazione delle macchinette e sarà incentivato a non mettersi in regola data l’assenza di sanzioni. Rileva Rosario Trefiletti, presidente dell’associazione di consumatori, che il conto per il commerciante può sfiorare i 600 euro mensili, al lordo della possibile detraibilità delle spese ai fini fiscali. Nel dettaglio l’installazione del Pos può toccare i 150 euro soltanto per i costi relativi all’allaccio. A questi vanno aggiunte le tariffe di noleggio dell’apparecchio perché i Piccoli difficilmente procederanno all’acquisto come fanno tutti i marchi della grande distribuzione che si giovano di differenti economie di scala. Qui l’esborso varia in funzione del modello usato e della tecnologia a esso sottostante (dallo standard a rete fissa fino al GPRS che sfiora i 60 euro mensili). Lo scontrino sarebbe finito qui se non comprendesse anche il costo del collegamento telefonico. Infine ci sono da contabilizzare le commissioni percentuali sul «transato» (comprese tra lo 0,5% e il 4%) oppure vengono inserite come commissione fissa (fino a 50 centesimi) nel caso sia il contratto con l’istituto di credito a prevederlo. Altro tema dolente — il cui nodo non viene affrontato dal decreto in itinere — investe la portabilità tra apparecchi. Nel caso l’esercente voglia passare ad altro operatore è costretto a dotarsi di un altro Pos ed è spesso invitato al pagamento di una penale che può sfiorare i 200 euro. Dice Ernesto Ghidinelli, responsabile settore credito di Confcommercio, che è in gestazione a Strasburgo un regolamento che impone dei tetti alle commissioni interbancarie (cioé il rapporto che intercorre tra l’intermediario finanziario e la banca emittente delle carte), responsabili — dice — «del 70% circa del costo a valle della filiera». Aggiunge Cesare Fumagalli, segretario di Confartigianato, che «avere un maggior numero di terminali servirà a poco se continueranno a fare in media meno di mille operazioni all’anno contro le quasi 5 mila della Germania». Che ha la metà dei Pos installati in Italia. E meno evasione. Sorpresi? 
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