Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Costi reato, prove di deducibilità

L’avviso di accertamento con il quale a una società è contestata la interposizione fittizia di manodopera somministrata che si concretizza in un ipotesi di reato prevista dall’articolo 18, comma 5-bis, del dlgs 276/03, con conseguente indeducibilità dei costi sostenuti, non trova più motivazione in quanto, per effetto delle disposizioni contenute nel decreto Semplificazioni fiscali, il costo viene considerato deducibile. È quanto sostenuto nella sentenza della Ctp di Milano n. 146/3/12 del 22 maggio scorso che rappresenta uno dei primi orientamenti giurisprudenziali in merito all’applicazione della nuova disciplina in materia di deducibilità dei costi illeciti e deducibilità dei costi per operazioni soggettivamente inesistenti introdotto dall’articolo 8, commi 1 e 2 del dl n. 16 del 2 marzo 2012; tale disciplina, infatti, è applicabile anche con effetto retroattivo per i fatti successi prima dell’entrata in vigore del citato decreto legge. La nuova norma collega l’indeducibilità del costo al suo legame diretto con il delitto non colposo e non più, come nel passato, al costo o alla spesa genericamente sostenuta nell’ambito dell’attività imprenditoriale che ha generato fattispecie qualificabile quale reato. Ciò che viene reso indeducibile è la spesa sostenuta che ha causato la condotta penalmente rilevante, ma non i costi estranei alla fattispecie medesima. La vicenda presa in esame dai giudici di merito riguarda un atto emesso dall’amministrazione finanziaria a seguito di verifica fiscale della Guardia di finanza che accertava, a una società, una maggiore Ires, Irap e Iva di un importo rilevante. Veniva contestata l’interposizione fittizia di manodopera somministrata con una cooperativa di facchinaggio, finalizzata a eludere gli obblighi fiscali e contributivi e di costi relativi ad operazioni soggettivamente inesistenti. Nel ricorso la società replicava che non poteva essere veritiera tale contestazione, in quanto la cooperativa era un soggetto distinto, che gestiva in maniera autonoma i propri dipendenti e si finanziava senza l’aiuto di altri soggetti esterni. La società contestava , inoltre, l’indeducibilità dei costi per presunte operazioni soggettivamente inesistenti, spiegando che l’ipotesi di reato di cui all’articolo 2 , del dlgs 74/2000 (dichiarazione fraudolenta mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti) non era in alcun modo provata e assolutamente inverosimile. I giudici della Ctp, tenuto conto dell’applicabilità della norma sopravvenuta riguardante la conversione del dl 2 marzo 2012, n. 16, nella legge n. 44/2012, in riferimento all’avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle entrate relativo all’indeducibilità dei costi contestati ai fini delle imposte dirette e dell’Irap nonché relativa alla indetraibilità dell’Iva, affermano che la contestazione «non trova più ragion d’essere in quanto tutto viene considerato deducibile (dlgs 74/2000)».

 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Vietato giocarsi il futuro del Paese, usando la giustizia come pericoloso terreno di conflitto. O pr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

C’è una gag, in vita Arenula. La riforma del processo civile, la più importante di tutte perché...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Da quando ha messo piede in via Arenula il 13 febbraio la giurista Marta Cartabia ha perseguito un o...

Oggi sulla stampa