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Costi reato, deducibilità ampia

Costi da reato deducibili con effetto retroattivo. In linea con quanto affermato dalla giurisprudenza tributaria di merito (cfr. ordinanza della Ctp di Reggio Emilia n. 92 del 8 marzo 2012) e dalla Suprema Corte di cassazione nelle tre recenti sentenze depositate lo scorso 20 giugno (sentenze n. 10167, n. 10168 e n. 10169), con l’ordinanza n. 190 depositata il 16 luglio 2012 la Consulta ha confermato la portata retroattiva della nuova disciplina sulla cosiddetta indeducibilità dei costi da reato la quale, dunque, potrà essere fatta valere dai contribuenti anche in corso di causa.

La Corte costituzionale, chiamata dall’ordinanza della Commissione tributaria regionale del Veneto (ordinanza n. 27 dell’11 aprile 2011) a valutare la legittimità costituzionale del comma 4-bis dell’art. 14 della legge 24 dicembre 1993, n. 537 in riferimento agli articoli 3, 25, 27 primo comma, 53 e 97 della Costituzione, prendendo atto delle innovazioni intervenute in seguito all’entrata in vigore del cosiddetto decreto semplificazioni (dl n. 16 del 2 marzo 2012, convertito dalla legge n. 44 del 26 aprile 2012), ha disposto la restituzione degli atti al giudice a quo al fine di procedere a una nuova valutazione della fattispecie alla luce del novellato quadro normativo.

Il principio di diritto è stato giustificato dalla Consulta in considerazione del generale principio del favor rei e della formulazione letterale del terzo comma dell’art. 8 del richiamato dl n. 16.

Con l’entrata in vigore del decreto, come noto, è stata rimodellata la disciplinata concernente la deducibilità dei costi e delle spese direttamente utilizzati per il compimento di fatti, atti o attività qualificabili come delitto non colposo. In particolare, con i commi 1, 2 e 3, dell’art. 8, si è inteso sostituire alla generica e astratta disciplina precedentemente prevista dal comma 4-bis, dell’art. 14 della legge n. 537/1993, una regolamentazione più adeguata alla finalità di inibire in modo inequivoco la deducibilità dei componenti negativi di reddito direttamente connessi al compimento delle fattispecie di reato più gravi. Per effetto di tali disposizioni l’indeducibilità non trova applicazione per i costi e le spese esposti in fatture o altri documenti aventi analogo rilievo probatorio che riferiscono l’operazione a soggetti diversi da quelli effettivi (i.e. operazioni soggettivamente inesistenti). La nozione di fattura soggettivamente inesistente presuppone, infatti, da un lato, l’effettività dell’acquisto ovvero della cessione dei beni da parte dell’utilizzatore e, dall’altro, la simulazione soggettiva, in quanto i beni acquistati provengono da soggetto diverso da quello che, cartolarmente, appare sul documento. Per effetto delle novità introdotte, i costi e le spese esposti in fatture o altri documenti aventi analogo rilievo probatorio che riferiscono l’operazione a soggetti diversi da quelli effettivi non possono più essere resi indeducibili in capo al destinatario della fattura o del documento, in quanto, indipendentemente dalla buona fede o meno di quest’ultimo, il bene o servizio acquistato a monte non può ritenersi direttamente utilizzato per la consumazione del delitto. Tale costo si realizza all’interno di una regolare e lecita operazione commerciale che costituisce solo occasione per l’emissione della fattura soggettivamente inesistente. Il delitto in esame non si consuma perché il cessionario/ committente acquista il bene o servizio inerente alla propria attività commerciale, ma in quanto utilizza una fattura emessa da un soggetto diverso dall’effettivo fornitore all’interno della propria dichiarazione ai fini Iva. Da tutto ciò consegue che l’indeducibilità dei costi rappresentati in documenti emessi da soggetti che in tutto o in parte non hanno effettivamente posto in essere l’operazione sarà rilevabile soltanto per effetto delle altre disposizioni normative eventualmente applicabili.

Gli addetti ai lavori che dalla pronuncia della Consulta si aspettavano una generale verifica della compatibilità dell’impianto normativo sull’indeducibilità dei costi derivanti da reato con i principi fondanti il nostro ordinamento giuridico, dovranno ancora attendere.

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