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I costi dei salvataggi bancari? Caricati sui conti correnti

Gian Maria Gros Pietro ha preso le distanze. «Non lo facciamo e non lo faremo — ha detto ieri il presidente di Intesa Sanpaolo in audizione alla Camera —. Nessun costo per questo verrà imputato ai clienti». Si riferiva al rincaro dei conti correnti — in testa il Banco Popolare (+25 euro una tantum a dicembre) e Ubi (+12 euro l’anno da domani) — appena deciso da alcune banche per rientrare dai costi per il Fondo di risoluzione. Costituito per ricapitalizzare a fine 2015 le moribonde CariFerrara, Banca Marche, CariChieti e BancaEtruria e alimentato dalle banche sane.

«Fondo di risoluzione, fondo interbancario di tutela dei depositi, fondo Atlante — elenca un banchiere —. Non se ne può più, non siamo un serbatoio a cui attingere a ogni difficoltà». La stagione dei rincari è dunque partita. Anche per cause formalmente diverse dal Salva Banche. Per le maggiori commissioni interbancarie volute dall’Ue sui pagamenti con carta, per esempio. Per questo CheBanca! aumenterà dal primo novembre da 12 a 24 euro all’anno il suo Conto Tascabile e Unicredit ha alzato dal primo luglio di 2 euro al mese i suoi conti My Genius transazionali. La stessa Intesa aveva già aumentato del 35% nel primo semestre l’Indicatore sintetico di costo del suo Conto Facile, per l’incremento del canone della carta di credito. La Cassa di risparmio di Bolzano, segnala poi una correntista, dal 6 settembre avrebbe aumentato di 24 euro le spese di tenuta conto. Cariparma (Credit Agricole) si smarca: «Nessuna manovra massiva con causale Decreto Salvabanche». Ma da gennaio al 14 settembre l’aumento dei costi dei conti per famiglie nelle 10 grandi banche è stato in media del 6%, cifra destinata a salire.

Il salvataggio delle quattro banche sta portando il terremoto nei conti del sistema, con effetto boomerang sui clienti. Degli 1,763 miliardi iniettati dal Fondo di risoluzione nelle quattro banche rientrerà infatti probabilmente pochissimo, circa 400 milioni, con la vendita degli istituti. Uno sbilancio di un miliardo e mezzo: perciò si condivide la spesa. Al Banco Popolare, per esempio, il cui contributo al Fondo è aumentato quest’anno di 12o milioni (da 30), un quarto dell’esborso potrebbe essere sostenuto dai clienti: circa 37 milioni sui 152 versati quest’anno (25 euro per 1,5 milioni di correntisti).

Mentre l’Ubi (candidata acquirente di good bank) parla di nuovi «costi di produzione» per 60 milioni. Effetto di due direttive Ue, dice, per finanziare due fondi: di risoluzione e anche l’interbancario. Ma così «viene meno lo spirito del bail in : responsabilizzare il consumatore nella scelta della banca e in caso di default non colpire tutto il sistema», dice Paolo Martinello di Altroconsumo .

Alessandra Puato

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