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Costi black list, sanzioni da 500 a 50 mila euro

Sanzione pari al 10% degli importi relativi alle spese e ai componenti negativi sostenuti nei Paesi «black list», con un minimo di euro 500 euro e un massimo di euro 50 mila, se il contribuente omette l’indicazione in Unico. Possibile, però, la presentazione di una dichiarazione integrativa, con utilizzo dell’istituto del ravvedimento operoso.

Si ricorda che il legislatore tributario, con la recente legge di Stabilità 2015 (legge 190/2014) ha modificato i criteri per l’individuazione dei territori a fiscalità privilegiata, sia ai fini della disciplina sulle Cfc (Controlled Foreign Companies), di cui agli articoli 167 e 168, dpr 917/1986 (Tuir), sia ai fini della disciplina sull’indeducibilità dei costi, di cui ai commi da 10 a 12-bis, dell’art. 110 del medesimo Testo unico.

Il ministro dell’economia ha emanato, recentemente, due provvedimenti attuativi, rispettivamente il decreto 30/03/2015, avente a oggetto l’individuazione degli stati o territori a regime fiscale privilegiato, e il decreto 27/04/2015, avente a oggetto l’indeducibilità delle spese e degli altri componenti negativi derivanti da operazioni intercorse con imprese domiciliate in detti stati.

Numerose sono le criticità sul tema, ma con riferimento alla «presunzione legale», di natura «relativa», con la quale il legislatore tributario ritiene che il soggetto collocato sul territorio di un paese a fiscalità privilegiata debba essere considerato privo di una propria effettiva attività, si ricorda la possibilità del soggetto italiano di dimostrare che, al contrario, le imprese estere svolgono «prevalentemente« un’effettiva attività commerciale e che le operazioni eseguite rispondono a un «effettivo interesse economico« e sono state «effettivamente realizzate«.

In tal caso, il contribuente può presentare un’istanza di interpello, di cui all’art. 21, legge 413/1991, sia preventivamente che nel corso della procedura di accertamento eseguito dall’amministrazione finanziaria, rispondendo, nel termine di 90 giorni dalla notifica, allo specifico avviso emesso dalla stessa amministrazione.

La deducibilità dei costi, di cui al comma 11, dell’art. 110 del Tuir, deve essere verificata attivando uno specifico, quanto effettivo, contraddittorio, in relazione alla necessità che l’amministrazione finanziaria evidenzi al contribuente i propri rilievi e che quest’ultimo sia messo nella condizione di produrre dati e informazioni, necessarie a controbattere, ed eventualmente abbattere, le deduzioni dell’ufficio (Ctr Milano, sentenza n. 175/14/11).

È opportuno evidenziare che, anche in esito positivo all’interpello del contribuente, quest’ultimo deve necessariamente indicare i componenti negativi nella dichiarazione dei redditi, come precisato dalle Entrate (circ. 35/E/2012, risposta 4.4).

Pertanto, è utile ricordare che, in presenza di operazioni effettuate con soggetti collocati in territori a fiscalità privilegiata, si rende necessario indicare i componenti negativi nella dichiarazione dei redditi (per esempio, UNICO 2015 SC), effettuando sempre una variazione in aumento nel quadro «RF» («RF29») ed, eventualmente, se si rendono applicabili le esimenti, effettuare una variazione in diminuzione («RF52») per portare in deduzione l’ammontare delle spese e/o delle componenti negative sostenute.

Il contribuente che omette la detta indicazione è sanzionato con una sanzione specifica, ai sensi del comma 3-bis, dell’art. 8, dlgs 471/1997, pari al 10% degli importi relativi a tali spese e componenti negativi, con un minimo di euro 500 euro e un massimo di 50 mila euro, senza perdere la deducibilità dei detti componenti, ma con la possibilità di dimostrare all’ufficio la sussistenza delle esimenti, evitando l’applicazione della sanzione per infedele dichiarazione.

Il contribuente, inoltre, può sanare l’omissione presentando una dichiarazione integrativa, prima dell’avvio dei controlli, con applicazione della sanzione fissa, di cui al comma 1, dell’art. 8, del dlgs 471/1997, da un minimo di euro 258 a un massimo di euro 2.065, con la possibilità di fruire dell’istituto del ravvedimento operoso.

Nel caso in cui l’amministrazione finanziaria, invece, abbia iniziato i controlli, l’eventuale presentazione della dichiarazione integrativa, non pare possa escludere l’applicazione della sanzione specifica appena indicata (10%), come precisato in un recente documento di prassi (Agenzia delle entrate, circ. 11/E/2007 risposta 12.6).

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