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Costi black-list, parte lo slalom

Slalom degli adempimenti per i costi black list 2015. In Unico 2016 si applicano le nuove regole contenute nel decreto internazionalizzazione, ma dall’anno prossimo si cambia ancora. Due interventi a distanza di pochi mesi cambiano il quadro dei costi black list. Gli interventi non brillano per coerenza e obbligano i contribuenti, se seguiti alla lettera, ad un percorso a zig zag: in Unico 2016 relativamente al periodo d’imposta 2015 devono seguire le regole contenute nel decreto internazionalizzazione ma già dal 1° gennaio 2016 possono fare a meno di verificare le operazioni black list essendo stata soppressa al norma speciale che negava o limitava la loro deducibilità. Grazie all’ultima legge di stabilità è infatti venuta meno la regola speciale su tali costi, ma, dal testo letterale della norma senza effetto retroattivo.

Per riepilogare:

nel modello Unico 2016 si applicano le regole dell’art. 110 come modificate dal decreto legislativo 147/2015;
nel modello Unico 2017 non vi saranno più regole particolari da applicare.L’art. 5 del dlgs 147/2015 ha confermato l’esistenza di limiti di deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi derivanti da operazioni intercorse con imprese residenti ovvero localizzate in Stati o territori aventi regimi fiscali privilegiati.

La regola che trova applicazione per l’anno 2015 è quella secondo cui tali costi sono ammessi in deduzione nei limiti del loro valore normale ex art. 9 del Tuir.

Il cambio rispetto al passato non è di poco conto. Fino al 2014 infatti era prevista l’indeducibilità assoluta che poteva poi essere una superata dal contribuenti in grado di fornire la prova dell’esistenza delle esimenti.

Ma anche a fronte di un valore superiore al valore normale è possibile considerare deducibili gli oneri se il contribuente fornisce la prova che le operazioni poste in essere rispondono a un effettivo interesse economico e che le stesse hanno avuto concreta esecuzione

Con riguardo al modello unico ancora relativamente all’anno 2015 (Unico 2016) è obbligatoria la doppia esposizione. Quindi in presenza di un costo black list pari a 500 euro non superiore al valore normale dello stesso, occorrerà neutralizzare lo stesso con un variazione in diminuzione per poi indicare anche una variazione in diminuzione e arrivare pertanto a concedere rilevanza fiscale allo stesso.

Ciò in quanto è ancora previsto l’obbligo di indicazione separata nella dichiarazione dei redditi.

Ma per dar conto delle norme introdotte dal decreto legislativo 147/2015 nel rigo dedicato alla variazione in diminuzione di tali costi è stata prevista una nuova colonna in cui occorre indicare la quota di costo che eccede il valore normale.

L’indicazione non ha effetto sulla determinazione del reddito qualora si ritenga il costo interamente deducibile, ma permette l’evidenziazione che si è intenzionati a derogare alla regola ordinaria (si offre all’amministrazione una immediata spia della situazione).

Così come la regola della doppia indicazione è rimasta inalterata lo è anche il regime sanzionatorio.

Infatti l’eventuale deduzione senza separata indicazione in dichiarazione dei costi dedotti determina l’applicazione della sanzione amministrativa pari al 10% dei costi non indicati in dichiarazione, con un minimo di 500 e un massimo di 50.000 euro.

Le regole devono essere applicate da tutti coloro i quali producono redditi d’impresa.

Qualche osservazione è necessaria con riguardo all’ambito oggettivo e soggettivo.

Con riguardo al primo aspetto, la norma e le interpretazioni della prassi hanno portato alla individuazione di un ambito molto ampio fino a ricomprendere gli ammortamenti dei beni acquistati in paesi black list o le minus realizzate sugli stessi.

Ma la regola trova applicazione anche per le spese relative ai servizi resi da professionisti domiciliati in paesi black list.

Con riguardo ai paesi posti sotto osservazione con riguardo al periodo d’imposta 2015 e quindi alle indicazioni in Unico 2016 occorre fare riferimento all’art. 1, comma 680, della legge n. 190/2014 che ha portato a considerare considerando privilegiati i regimi fiscali di Stati o territori in ragione del livello di tassazione sensibilmente inferiore a quello applicato in Italia e della mancanza di un adeguato scambio di informazioni ovvero di altri criteri equivalenti.

Era considerato sensibilmente inferiore il caso di tassazione inferiore al 50% alla nostra. È intervenuto poi il decreto del ministero delle finanze del 30 marzo 2015 ha offrire le indicazioni operative ai contribuenti. Sul punto ricordiamo anche che, successivamente, l’art. 1, comma 142, della legge di Stabilità 2016 ha modificato l’art. 167 del Tuir stabilendo che i regimi fiscali di Stati o territori sono da considerare privilegiati laddove il livello nominale di tassazione risulti inferiore al 50% di quello applicabile in Italia.

Norberto Villa

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