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Costi black list ancora «vigilati»

Le spese 2015 vanno riportate separatamente in Unico per evitare la sanzione del 10%
Acquisti di beni e di servizi da Paesi fiscalmente “opachi” ancora sotto la lente per le imprese che si apprestano a compilare Unico 2016. Disapplicare anzitempo gli adempimenti, basandosi sull’abrogazione della disciplina decisa dalla legge di Stabilità 2016, costituirebbe infatti un errore, sanzionato con il 10% dell’importo complessivo delle spese e dei componenti negativi non indicati nella dichiarazione dei redditi, con un minimo di 500 e un massimo di 50mila euro (articolo 8, comma 3-bis, decreto legislativo 471/97). L’applicabilità della sanzione ai casi precedenti al 2016, del resto, è stata confermata in queste settimane dalla Cassazione (si veda l’articolo pubblicato a fianco). Ma andiamo con ordine.
Disposizioni sull’ottovolante
La deducibilità e l’indicazione in Unico dei costi black list sono cambiate più volte negli ultimi anni, a seguito dei tanti interventi legislativi sui commi 10 e seguenti dell’articolo 110 del Tuir (e sui commi 7-bis e seguenti dell’articolo 76, suo predecessore sino al 2003). Possiamo distinguere, in sintesi, le seguenti fasi:
fino al 31 dicembre 2006, i costi emergenti da operazioni con soggetti residenti in Paesi a fiscalità privilegiata (individuati dal Dm 23 gennaio 2002) erano deducibili solo se separatamente indicati in dichiarazione e se le imprese provavano l’esistenza di almeno una delle due “esimenti”: 1) attività commerciale effettiva svolta in prevalenza dal fornitore estero o 2) concreta esecuzione delle operazioni che dovevano anche rispondere a un effettivo interesse economico;
dal 1° gennaio 2007, con efficacia retroattiva, ferme restando (salvo interpello) le prove occorrenti per la deducibilità, la mancata indicazione separata dei costi determinava l’applicazione di una sanzione pari al 10% dell’importo complessivo dei costi, con un minimo di 500 e un massimo di 50mila euro;
dal periodo d’imposta in corso al 7 ottobre 2015, in base all’articolo 5 del Dlgs 147/2015, l’indeducibilità è stata limitata all’eventuale quota del componente negativo eccedente il valore normale del bene o del servizio, definito dall’articolo 9 del Tuir;
infine, dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015, per effetto del comma 142 dell’articolo 1 della legge di Stabilità per il 2016 (208/2015), l’intera disciplina è stata abrogata, per cui la deducibilità di queste spese segue ora le stesse regole di deducibilità (inerenza, certezza, economicità, eccetera) previste per i costi verso fornitori nazionali.
Gli effetti su Unico
Il modello Unico 2016 si pone, quindi, a cavallo dell’ultima modifica: solo le imprese che utilizzeranno questo modello per dichiarare periodi d’imposta iniziati dal 1° gennaio 2016 (e terminati prima del 31 dicembre) potranno evitare di compilare i righi (RF29 e RF52 per Unico SC) dedicati al fenomeno.
Invece, le imprese che, come è ordinario, dichiarano il periodo d’imposta 2015 (o un periodo iniziato nel 2015 e terminato nel 2016) devono seguire i seguenti step:
riprendere in aumento e poi segnalare in diminuzione tutti i costi sostenuti nei Paesi black list (seguendo la definizione fornita dall’Agenzia con le circolari 51/E/2010 e 35/E/2012 e i chiarimenti forniti dallo studio del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili del marzo 2012), pena l’applicazione della sanzione del 10% (indipendentemente dalla deducibilità dei costi sostenuti);
valutare se il componente negativo eccede il valore normale dell’operazione;
in caso positivo, documentare l’unica esimente ancora ammessa, vale a dire l’esistenza dell’effettivo interesse economico e la concreta esecuzione, per poter dedurre l’importo eccedente, che va indicato nel campo interno del rigo destinato ad accogliere la variazione in diminuzione (RF52 in Unico SC).
I Paesi black list
Non è semplice individuare i Paesi black list. Il Dm 23 gennaio 2002 elenca i territori interessati in tre articoli a seconda che siano integralmente nella lista nera oppure soggetti ma con deroghe oppure esclusi salvo eccezioni. Inoltre, nel 2015 (dopo la legge di Stabilità, 190/2014, articolo 1, comma 678), le liste sono state modificate dai decreti del 27 aprile e del 18 novembre 2015, che hanno eliminato 21 Paesi e giurisdizioni (tra cui Filippine, Gibilterra, Emirati Arabi e Singapore) oltre a Hong Kong.
Ma i decreti non prevedono una decorrenza per l’eliminazione dei Paesi dalla “lista nera”. Si potrebbe fare riferimento al periodo d’imposta in corso, alla data di pubblicazione del decreto, o a quella di effetto dell’accordo che ha reso possibile l’eliminazione.

Giorgio Gavelli

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