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Costi alle stelle e leggi ostacolo L’accesso all’albo è un’impresa

Oggi chi prende la via della libera professione deve poterselo permettere, altrimenti ci rimette. Basti pensare che un giovane fresco di tirocinio spende almeno 2 mila euro solo per accedere all’albo tra esame di stato, iscrizione all’ordine e alla Cassa di previdenza, spese per la formazione continua e l’assicurazione, che a breve sarà obbligatoria. Senza considerare i costi per partire una volta ottenuto il titolo: dall’apertura e tenuta della contabilità di una partita Iva, all’avvio di uno studio professionale, all’acquisto della strumentazione per poter svolgere la professione. Tutte spese iniziali che il neo professionista deve sostenere «a perdere», a prescindere cioè dal fatto se guadagnerà o meno. Solo per «alimentare il sistema». Un sistema che fino a qualche anno fa, oltretutto, poteva garantire anche un certo successo professionale. Oggi no. E infatti non regge più. Tant’è che, stando ai numeri Adepp, nove mila giovani sotto i 40 anni si sono cancellati dall’albo solo nell’ultimo anno (si veda ItaliaOggi Sette del 10 giugno scorso). E come se non bastasse, anche le ultime riforme si sono rivelate un boomerang per i giovani: dalla riforma forense che aggiunge una tassa in più per gli iscritti agli ordini da versare al Consiglio nazionale forense, all’assicurazione obbligatoria che ai medici potrà costare anche più di dieci mila euro, al passaggio di gestione del registro dei revisori dal ministero della giustizia a quello dell’economia che sta creando non pochi problemi ai tirocinanti. È quanto emerge dall’inchiesta condotta da ItaliaOggi Sette, che ha fotografato costo dopo costo e ostacolo dopo ostacolo tutte le problematiche che devono affrontare i giovani per accedere a una qualsiasi professione e poterla poi esercitare: una mission impossible. Vediamo perché.

L’accesso. I costi di accesso alla professione sono diventati esorbitanti. Concluso il tirocinio, un giovane deve mettere in conto una spesa che va dai due ai cinque mila euro. Per l’esame di stato i costi possono anche superare i 500 euro, e chiaramente va passato al primo colpo. Il passaggio successivo è l’iscrizione all’albo, con costi, tra tasse e sovrattasse, quota da versare all’ordine e a volte anche al consiglio nazionale, che vanno anche oltre gli 800 euro. C’è poi la Cassa di previdenza, con il contributo minimo soggettivo da versare indipendentemente dal reddito, che varia dai mille a oltre 2 mila euro, per gli under 35, altrimenti si arriva anche a tre mila euro. Se sommiamo anche le spese per la formazione continua e l’assicurazione il conto è presto fatto: stare sotto i 2 mila è matematicamente impossibile.

Le riforme boomerang. A questo quadro si aggiunga il fatto che gli ultimi interventi normativi, per un motivo o per l’altro, non hanno portato alcun vantaggio immediato per i giovani professionisti. A partire dalla riforma forense, che prevede l’obbligo di formazione per i praticanti, un contributo aggiuntivo da versare al Cnf oltre alla tassa di iscrizione dovuta all’ordine di riferimento, l’iscrizione obbligatoria alla Cassa di previdenza. Per i dottori commercialisti, invece, è ormai diventata tabù la strada della revisione legale dei conti: oltre a dover raddoppiare esami di stato e praticantato, il passaggio di gestione del registro dal ministero della giustizia a quello dell’economia ha creato problemi di riconoscimento del tirocinio pregresso e più che raddoppiato i costi di iscrizione. Gli esperti contabili devono invece versare il 27,7% di aliquota contributiva alla gestione separata Inps contro l’8% dei colleghi ragionieri e il 12% dei dottori commercialisti. Mentre per ingegneri e architetti, con le riforme del governo Monti, Inarsind ha stimato che la permanenza sul mercato costa 5 mila euro l’anno, anche senza fatturato.

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