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Così si manipola l’Euribor

Sette settembre 2006. «Ho una grossa operazione da concludere oggi e mi aiuterebbe molto se l’Euribor fosse il più basso possibile». «Farò del mio meglio». Tredici ottobre 2006. «Ho un’operazione gigante lunedì, intorno ai 30 miliardi. Mi servirebbe un Euribor bello, bello alto. Mi puoi aiutare?». «Facciamo sempre del nostro meglio». Non siamo al mercato del pesce. Nemmeno in un Suk arabo. Queste sono e-mail di alcuni operatori in derivati intercettate presso la sede di Barclays. Mail che svelano cosa ci sia dietro il tasso Euribor, quello su cui sono indicizzati i mutui di milioni di italiani e di europei: una gigantesca manipolazione. Un gioco di prestigio. Che per anni è servito alle banche, in questo caso a Barclays, per avvantaggiarsi nelle operazioni in derivati.
Fino ad oggi sembrava che le manipolazioni riguardassero principalmente il tasso Libor, quello inglese. Ma un maxi-documento pubblicato dall’americana Cftc (Commodity Futures Trading Commission) racconta una storia ben più complessa: ad essere manipolato era anche, o soprattutto, il tasso Euribor. Quello europeo. E di conseguenza mercati giganteschi. Solo al Libor sono legati 350mila miliardi di dollari di derivati su tassi e 10mila miliardi di prestiti e mutui. All’Euribor, oltre a una montagna di mutui, sono indicizzati 220mila miliardi di derivati. Praticamente tutto il mondo finanziario, ma anche la vita di tutti i giorni, gira su Libor ed Euribor. Ecco come venivano artefatti. Lo spiega la Cftc.
«Mi serve un Euribor basso»
Il tasso Euribor viene fissato ogni giorno grazie al contributo di 40 banche coordinate dalla Ebf (associazione bancaria non regolamentata). Ogni istituto comunica in via elettronica a Thomson Reuters il tasso al quale pensa di poter ottenere finanziamenti non garantiti: Thomson Reuters fa la media e fissa quotidianamente il tasso Euribor ufficiale. Con questa procedura è dunque difficile che una singola banca possa da sola manipolare l’Euribor, perché il tasso viene fissato su una media di 40 contributi diversi. Ma un modo c’è ugualmente: basta che più banche si mettano d’accordo. Insieme possono influire con maggiore efficacia sul risultato finale.
Ebbene: la Cftc ha scoperto che proprio così avveniva. «Alcuni operatori senior di Barclays – si legge sul documento – orchestravano le strategie di varie banche, con l’obiettivo di influenzare il risultato finale dell’Euribor». Insomma: chi operava in derivati, e aveva necessità a seconda dei giorni che l’Euribor fosse alto o basso, si coordinava con i colleghi di altre banche per fare in modo che i vari contributi inviati a Ebf e a Thomson Reuters fossero nella direzione desiderata. Drogavano la media finale. O, almeno, ci provavano. L’obiettivo, scrive sempre la Cftc, era sempre lo stesso: dato che molti derivati sono legati all’Euribor, manipolando questo tasso si potevano registrare guadagni o limitare le perdite. Ovvio: a scapito di chi fatica ad arrivare a fine mese per pagare la rata del mutuo.
«Mi serve un Libor basso»
Sul tasso Libor inglese la manipolazione è ancora più facile, perché i contributi arrivano da meno banche. E infatti, testimonia l’inchiesta della Cftc e delle varie autorità inglesi e americane, le manipolazioni erano frequenti. Sempre per guadagnare con i derivati sui tassi. Ma è con l’inizio della crisi finanziaria, tra il 2008 e il 2009, che le manipolazioni iniziano ad avere un altro obiettivo: far calmare le voci che indicavano Barclays in crisi di liquidità. Questa strategia è evidente dopo un articolo di Bloomberg, che ventila appunto un problema di questo tipo per la banca inglese.
È il 3 settembre 2007. E al quartier generale di Barclays l’allarme è alto. «È così che alcuni senior manager di Barclays Bank – si legge – istruiscono gli operatori che inseriscono i contributi sul Libor in dollari di abbassare i livelli». Questo forse non riusciva ad ridurre effettivamente il Libor finale, ma certamente serviva per ridimensionare l’allarme sulla crisi di liquidità di Barclays: dichiarando di ottenere finanziamenti a tassi contenuti, infatti, la banca smentiva le voci sulla sua presunta crisi di liquidità.
I nodi irrisolti
Barclays ha deciso di chiudere la vertenza con la Cftc con una transazione, che non si traduce in un’ammissione di colpa. Pagherà 200 milioni di dollari entro dieci giorni. Nel complesso, le multe pagate alle autorità britanniche e Usa ammontano a circa 450 milioni di euro. Ma questo non calmerà di certo le acque. Da un lato perché appare evidente che presto altre banche potrebbero essere coinvolte nell’inchiesta. Inoltre perché alcuni fondi, le cui strategie dipendono dall’Euribor o dal Libor, stanno già pensando a fare causa. Infine perché appare evidente che vadano cambiate le regole: fin che a determinare il livello di Libor ed Euribor saranno le banche che più utilizzano i due tassi per operare su miliardi e miliardi di derivati, il conflitto di interessi resterà elevato.

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