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«Così i Pir alternativi potranno mobilitare miliardi per le Pmi»

In questi giorni non si contano gli appelli per mettere a disposizione dei campioni del made in Italy – le piccole e medie imprese, spesso non quotate – almeno una parte del tesoro degli italiani, cioè il risparmio. È la fase due dell’emergenza, che andrà orchestrata una volta superata – si spera – l’urgenza della liquidità. Sul “come” le idee sono tante. Sul tavolo ce n’è anche una, targata Assogestioni, che aveva preso forma prima della pandemia ma che ora ambisce a diventarne uno dei rimedi (si veda Il Sole del 27 marzo). Sono i Pir alternativi, «strumento parallelo e complementare che non intende prendere il posto dei Pir tradizionali ma valorizzarne l’esperienza in ambiti confinanti», spiega a Il Sole 24 Ore Tommaso Corcos, il presidente dell’associazione dei gestori. Che, dopo aver raccolto le prime aperture dal Governo e dalle authority oltre che naturalmente dall’industria del risparmio, rilancia quello che può anche diventare uno strumento per il reshoring di capitali emigrati all’estero in cerca di soddisfazioni in epoca di tassi a zero.

Siamo solo all’inizio di una recessione che si preannuncia pesantissima: pensa davvero che sia il momento buono per convincere i risparmiatori a investire nell’economia reale?

La crisi c’è e ci sarà, ma vediamo anche un fiorire di iniziative, dalle bandiere sui balconi alle donazioni grandi e piccole, che lascia ben sperare sulla voglia di mobilitazione del nostro Paese. La nostra è una proposta che consente di dare un sostegno, reale e concreto, alle imprese e al tempo stesso di soddisfare la legittima aspirazione a un rendimento significativo.

Ma di che strumenti si tratta?

Sono strumenti che hanno come oggetto il segmento delle Pmi che era meno beneficiato dai Pir tradizionali, allargando anche a prestiti e crediti alle imprese. La possibilità di investire anche in forma indiretta può anche favorire la crescita di operatori specializzati sulle singole asset class, creando un importante effetto cascata, di cui potranno beneficiare tutti: i risparmiatori e le imprese anzitutto, ma anche i gestori e i promotori di ogni singola iniziativa.

A chi si rivolge la vostra proposta?

A una clientela retail semiprofessionale, che dispone di competenze abbastanza elevate da comprendere il significato di un investimento in un fondo chiuso che non consente l’uscita in qualunque momento ma si pone in un orizzonte temporale di oltre cinque anni.

Non sono pochi.

Ma è la finestra necessaria per poter beneficiare dei ritorni che un fondo prevalentemente esposto su illiquidi può dare, investendo su private equity, venture capital, private debt e le altre filiere degli alternativi.

La riuscita del Pir alternativo dipenderà anche dalla capacità di fare sistema dei diversi attori: sono superate le distanze del passato?

L’avvicinamento tra tutti i soggetti è già in corso, basta vedere ai leader del gestito che hanno recentemente creato delle sgr dedicate ai real asset che agiranno come fondi di fondi.

I Pir tradizionali hanno canalizzato quasi 20 miliardi. Qual è la gittata potenziale dei Pir imprese?

Dipende da molti fattori, ma credo che una raccolta da 3-5 miliardi l’anno sia possibile, e più che sufficiente ad assegnare un valore strutturale a questo tipo di strumento. Che è stato pensato prima dell’emergenza Coronavirus e intende avere un ruolo anche una volta che sarà superata.

Tra i punti qualificanti c’è l’incentivo fiscale. È necessario chiedere un altro sforzo allo Stato ora che i buchi da tappare sono così tanti?

È?un grande stimolo per l’investitore, l’abbiamo visto chiaramente con i Pir tradizionali. Ma è bene ricordare che anche qui in ballo ci sono benefici per tutti, compreso lo Stato che non può sobbarcarsi da solo tutti gli interventi a sostegno delle imprese.

Contate di coinvolgere anche il mondo della previdenza? Anche fondi e casse sono alla costante ricerca di nuovi strumenti per intervenire sull’economia reale.

È importante farli convergere, consentendo anche a loro di partecipare con i relativi benefici.

A che punto è il confronto con il Governo?

Il tavolo è aperto, vediamo un grosso interesse compatibilmente con le numerose priorità di questo momento. La nostra è una proposta immediatamente attuabile, che non necessita di alcun confronto in sede europea: se c’è la volontà si può partire molto in fretta, e non è un dettaglio.

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