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Così l’Italia prepara la campagna di gennaio

Non ci sarà alcuna vaccinazione di massa in Italia o in Europa continentale entro la fine dell’anno, ma una sorta di cerimonia di inaugurazione probabilmente sì. Le condizioni adesso esistono. Nella loro videoconferenza di ieri pomeriggio i ministri della Salute di Italia, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Belgio, Lussemburgo — con i colleghi di Svizzera e Gran Bretagna — si sono dati un obiettivo: procedere fra Natale e Capodanno alle prime, simboliche somministrazioni del vaccino messo a punto dall’americana Pfizer e dalla tedesca BioNTech. L’operazione dovrebbe poi dispiegarsi in Europa continentale, Italia inclusa, a partire dai giorni dell’Epifania.

Tutto naturalmente dipende da una condizione: l’Agenzia europea dei medicinali (Ema) deve validare il vaccino Pfizer-Biontech nella commissione di esperti la cui convocazione è stata anticipata al 21 dicembre. Se quel giorno o il giorno dopo l’Ema darà parere positivo, la Commissione per la Ue e l’Agenzia italiana del farmaco in Italia approveranno l’uso entro Natale. Quindi entro Capodanno si faranno in Europa continentale le prime somministrazioni per le telecamere.

Ogni governo ha deciso da sé, ma ieri i nove ministri europei si sono trovati d’accordo sulla fascia di popolazione da coprire per prima: il personale dei luoghi di cura — dai primari agli addetti alle pulizie —, quello delle case di riposo per anziani e gli anziani che vi sono ospitati. Per l’Italia, si tratta di 1,8 milioni di persone che dovrebbero ricevere la prima dose da inizio gennaio e un richiamo tre settimane dopo.

Né la logica, né la logistica, né le scelte etiche sembrano troppo complesse. Almeno per adesso. Nessuno può opporsi a garantire il personale sanitario per primo e del resto la quantità limitata di prodotto disponibile per il momento impone delle scelte. L’Italia ha diritto al 13,5% del totale delle dosi previste dagli Accordi preliminari d’acquisto conclusi dalla Commissione Ue, a nome di tutti i Paesi europei, sui vaccini che verranno prodotti da sette aziende (Astra Zeneca, Pfizer-BioNTech, Johnson & Johnson, Sanofi-Gsk, Curevac e Moderna). Questo sistema d’acquisto garantisce che Paesi e cittadini europei non competano fra loro per arrivare al vaccino ma siano trattati tutti allo stesso mondo. All’Italia dovrebbero arrivare nel tempo 202 milioni di dosi, in grado di fornire un centinaio di milioni di coperture. In teoria, se l’effetto dei vaccini svanisse nel tempo, ci sarebbe dunque anche prodotto sufficiente per ripetere le iniezioni.

La distribuzione

Pfizer si è impegnata a recapitare il prodotto a 80 gradi sottozero negli ospedali

Nella sostanza però i vaccini per ora resteranno una risorsa scarsa, perché la produzione è appena iniziata. Per ora saranno disponibili in Italia solo 1,8 milioni di dosi Pfizer, la sola delle sette aziende che impegnata per contratto a recapitare il prodotto a 80 gradi sottozero negli ospedali (le altre sei consegneranno all’aeroporto militare di Pratica di Mare e l’esercito distribuirà nel Paese). A Pfizer l’Italia ha indicato 291 punti di consegna, da cui le forze armate porteranno le quantità necessarie nelle case per anziani.

Fin qui le procedure relativamente poco controverse. Più delicato sarà invece decidere come distribuire le dosi al resto della popolazione, man mano che arriveranno. In Italia non c’è stata una discussione pubblica sulla gerarchia dei diritti di accesso alla protezione da Covid-19. Chi deve venire prima? Il ministro della Salute Roberto Speranza non vuole formare una lista di personalità in funzioni vitali, come si pensa di fare in Germania, che godano di una «corsia veloce». La seconda ondata di somministrazioni dovrebbe spettare invece a forze dell’ordine, personale dei servizi di pubblica utilità — scuole, trasporto pubblico —, detenuti e agli anziani più vulnerabili. Ma il resto della piramide sociale del vaccino resta da scrivere.

Serviranno 20 mila addetti fra medici e infermieri (16 mila sarebbero assunti entro fine febbraio) e chi ha più mezzi finanziari non sarebbe in grado di saltare la fila comprandosi direttamente il vaccino Pfizer o gli altri: l’azienda americana in Europa non vende ai privati. Chi può farlo dovrebbe andare in Cina a comprarlo. Del resto il costo della singola dose in sé non sembra una barriera. I prezzi nei contratti con la Commissione sono segreti, ma il vaccino della Astra Zeneca dovrebbe costare poco più 2,6 euro per dose. Quelli di Pfizer e Moderna, al massimo, cinque volte di più.

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