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Così l’Expo ha riacceso l’Italia

«Quasi 24 mld di export agroalimentare nei primi otto mesi del 2015. Non era mai successo. Una ricaduta formidabile sul turismo, specie a Milano. Investimenti esteri in aumento di un mld. E soprattutto un capitale di fiducia riguadagnato e il rilancio dell’immagine dell’Italia nel mondo»: in questi punti Maurizio Martina, ministro alle politiche agricole con delega all’Expo, focalizza il lascito dell’Esposizione Universale di Milano al paese dopo sei mesi di frenetica attività.

Domanda.

Ministro, tracciamo un bilancio di Expo. Sono stati mesi intensi, che cosa hanno prodotto per il paese?

Risposta. Sono stati sei mesi strepitosi: Expo ha dimostrato la forza del nostro paese. Siamo stati all’altezza di una sfida affascinante e impegnativa. L’Italia ha rafforzato la sua diplomazia economica, a partire da un’area cruciale come quella del Mediterraneo. E la leva della cooperazione agricola e alimentare si è rivelata un asset cruciale. Ci sono stati più di 50 mila incontri fra imprese nei sei mesi, moltissime delegazioni internazionali hanno visitato i nostri distretti produttivi.

D. Lei ha guidato il processo della Carta di Milano. Al di la delle buone intenzioni, come fare in modo che un simile heritage sia recepito dai paesi?

R. Con la Carta di Milano l’Italia ha contribuito all’aggiornamento degli Obiettivi del Millennio approvati a settembre dall’Onu. Per la prima volta un’Expo si chiude con un impegno preciso di respiro internazionale, sottoscritto da più di un milione di persone. Il più grande successo è stato proprio la partecipazione consapevole dei 21 milioni di visitatori, di chi ha animato più di 7 mila dibattiti, delle 140 università e centri di ricerca che hanno approfondito il tema dell’Esposizione. Oltre 2 milioni di studenti hanno partecipato attivamente alla discussione globale sul tema della lotta alla fame, del contrasto agli sprechi, del rispetto delle risorse naturali e della biodiversità. Saranno loro la generazione Fame zero.

D. La macchina organizzativa ha funzionato al meglio (a parte le code degli ultimi mesi), nonostante i ritardi iniziali.

R. Fino al 30 aprile erano in tanti a chiedere se Expo avrebbe aperto in tempo. Questi sei mesi hanno dimostrato che l’Italia sa affrontare i problemi e risolverli. Expo non è stato un miracolo, ma il frutto di un lavoro quotidiano enorme. Dobbiamo esserne orgogliosi e ringraziare ognuno dei 9 mila operai che hanno costruito il sito e le 10 mila persone, tra volontari e impiegati, che ogni giorno hanno lavorato a Rho. Tanto del successo di Expo lo dobbiamo a loro.

D. Euler Hermes (gruppo Allianz) ha quantificato in 3 miliardi di euro l’attivo generato, contando l’indotto. Uno 0,1% di crescita di pil

R. C’è stato un impatto economico molto positivo e che potrà generare ancora effetti nei prossimi anni. Guardiamo agli investimenti stranieri che hanno superato 1 miliardo di euro o all’incremento del turismo, che in particolare su Milano ha fatto registrare tassi da record come ad esempio il +49% di agosto. Dobbiamo considerare anche il capitale di fiducia che Expo ha generato e il rilancio di immagine del nostro paese nel mondo. Usciamo più forti da questa esperienza.

D. Le prospettive di crescita per l’export di agroalimentare made in Italy? Lei puntava ai 50 mld di euro entro il 2020

R. Siamo arrivati a quasi 24 miliardi in otto mesi. Non era mai successo. L’obiettivo per il 2016 era 36 miliardi e siamo nelle condizioni di fare anche meglio. Nei mesi di Expo abbiamo visto le esportazioni agroalimentari crescere con tassi formidabili in alcuni mercati, a partire dal +20% negli Usa. Nelle prossime settimane proprio negli Stati Uniti partirà la campagna che abbiamo realizzato con il ministero dello sviluppo economico. Attacchiamo l’italian sounding, promuovendo le nostre qualità autentiche. Abbiamo deciso di investire oltre 50 milioni di euro e aiutare le aziende anche attraverso accordi mirati con la grande distribuzione americana.

D. Come consoliderete il comparto? La fusione tra Ismea e Isa aiuterà a creare un nuovo volano creditizio?

R. Vogliamo creare un soggetto forte, operativo, al fianco delle imprese sul delicato fronte del credito. Siamo in una fase cruciale. I 400 milioni di euro della Banca europea degli investimenti per le piccole e medie imprese agroalimentari italiane sono un segnale importante. Dobbiamo continuare il lavoro, pensando soprattutto ai giovani. Per loro abbiamo pronta una misura da 50 milioni di euro sempre con la Bei. Dopo aver accorpato Cra e Inea nel nuovo ente di ricerca Crea, soppresso l’ex Agensud, abbiamo proseguito nell’operazione di razionalizzazione degli enti. Risparmio ed efficienza sono le nostre parole d’ordine.

D. In definitiva, qual è l’eredità che lascia Expo all’Italia?

R. Il paese esce da Expo più consapevole dei suoi punti di forza. Abbiamo ripreso a fare diplomazia economica ai massimi livelli, ci siamo rafforzati come paese di primo livello sul fronte agricolo e agroalimentare. In casa nostra l’ultima legge di stabilità, ad esempio, è la più «agricola» degli ultimi anni, con investimenti per oltre 800 milioni di euro e un forte taglio di tasse attraverso la cancellazione di Irap e Imu sui terreni delle imprese agricole. Con Expo abbiamo seminato per sei mesi, ora siamo pronti a raccogliere frutti importanti.

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