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Così il fisco spolpa l’auto più di un terzo dei costi a Province, sanità e Anas

Roma – C’è una grande abbuffata che si consuma ogni anno attorno al mondo dell’auto. Il protagonista non è il proprietario del veicolo, l’unico a perderci in media 3.500 euro l’anno. No, a brindare davvero sono Enti locali, grandi aziende pubbliche e ministeri, i veri padroni del business in Italia. Da noi, per operazioni a prima vista semplici e sbrigative come un normale cambio di proprietà, vengono richiesti fino a sei volte più soldi che nel resto d’Europa. E visto che ogni auto da spolpare costa in media 3.500 euro l’anno basta moltiplicare questa cifra per i 35 milioni di veicoli registrati al Pra per ottenere un risultato sconcertante: attorno alle due e quattro ruote girano vorticosamente qualcosa come 122,5 miliardi di euro ogni dodici mesi. E parte di questo denaro viene speso per mantenere in vita un sistema perverso che sfama i più diversi appetiti. Ad esempio, il passaggio di proprietà costa seicento euro e più, mentre nel resto d’Europa basta in alcuni casi andare in un ufficio comunale, mettere un firma pagando poche decine di euro per cambiare proprietà ad una vettura. Da noi, invece, tutto è complicato e soprattutto costoso. Insomma, chi sta sfruttando l’auto e i risparmi degli automobilisti? Innanzitutto occorre partire da un dato che potrebbe far sobbalzare sulla sedia un automobilista medio italiano: sui 3.500 euro di spese annue, circa 1.100 (oltre un terzo) vanno dritte nella borsa dell’Erario o di società pubbliche come Anas (per i pedaggi autostradali), Enti locali (multe, parcheggi o pagamento del bollo) o Servizio sanitario nazionale (una quota delle polizze auto). Prendendo l’esempio che è alla base dello scontro tra Aci e viceministro alle Infrastrutture e Trasporti Riccardo Nencini — convinto della necessità di abolire, di fatto, il Pra — la somma necessaria per effettuare un normalissimo trasferimento di proprietà per un’auto di Roma da 80 kW, viene “aggredita” e ripartita tra sette “attori”, alcuni dei quali ricoprono ruoli improbabili solo per poter ottenere una parte del tesoretto. Nel dettaglio, l’Aci per i costi amministrativi incamera 27 euro (il 4,6% del totale); il ministero dei Trasporti nel porta a casa 9 (l’1,5%). E fin qui nulla di drammatico. Ma proseguendo nella spunta dei nomi di aziende, enti o ministeri interessati alla “spartizione” si scoprono degli insospettabili. Ad esempio nel calderone sono presenti e ci guadagnano pure le Poste che incassano 3,6 euro per “imposte e oneri di intermediazione” (lo 0,6% del totale). Il ministero dell’Economia interviene, invece due volte: alla voce “imposta di bollo per operazione Pra” (48 euro secchi, l’8,2%) e per “operazione di trasferimento” (16 euro, il 2,7%). Il boccone più grosso spetta però alle Province che grazie all’imposta di trascrizione (la ben nota Ipt) in un sol colpo si portano in cassa 365 euro, il 62% del costo complessivo di un passaggio di proprietà sull’usato. Ultimo passaggio quello riservato all’intermediario forse più visibile di tutta la catena che alimenta i trasferimenti di proprietà e, in misura simile, anche le immatricolazioni: le agenzie di pratiche auto, che incamerano 120 euro per operazione, il 20,4%, un quinto secco. In totale, quindi su 588,6 euro finali di costi per potersi intestare la vettura, l’automobilista romano spende in realtà solo 36 euro di “diritti” effettivi per iscrivere il passaggio di proprietà, mentre tutti i restanti 552,6 sono imposte e oneri di intermediazione privata.
Le resistenze a modifiche sono, però, forti. Nelle ultime ore è arrivata la replica dell’Aci alla proposta dei Trasporti di realizzazione di un “Archivio unico automobilistico” che prevede tra l’altro la soppressione del Pra, e la sua “rinascita” presso il ministero. Una formula che, ovviamente, si trova di fronte alla fortissima opposizione dell’Aci. Il suo presidente, Angelo Sticchi Damiani, ha un’idea diametralmente opposta a quella del ministero: «Di fatto, il risparmio annunciato ieri dal viceministro Nencini, che parla di 11 euro in meno per ogni pratica grazie all’abolizione del Pra, non è affatto un risparmio, ma semmai un esproprio forzoso di risorse che si tradurrà paradossalmente in un peggioramento del bilancio dello Stato. Se il Dipartimento ai Trasporti sottrae dei corrispettivi che oggi spettano per legge ad Aci, circa 190 milioni di euro l’anno, ne trattiene per sé 130 milioni e 60 milioni li destina per abbassare la tariffa di 11 euro (su un costo complessivo per il cittadino che spesso supera i 400 euro) — aggiunge Sticchi Damiani — il gioco non vale la candela». Secondo l’Automobile Club «è possibile quindi ridurre di circa 30 milioni di euro le uscite allo Stato, recuperando l’evasione fiscale. In sostanza, sono possibili risparmi per i cittadini pari a 100 euro a pratica, senza toccare le competenze del Dipartimento e salvaguardando appieno gli attuali livelli occupazionali di tutte le strutture».
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