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Così gli sgravi sulla produttività. Bonus fiscale fino a 2.500 euro

Contrattazione di produttività: si parte. Firmato ieri il decreto attuativo della legge di Stabilità. A spiegare cosa cambia per aziende e lavoratori è Marco Leonardi, consulente di palazzo Chigi che ha seguito la partita fin dall’inizio.

Meno tasse e contributi. In palio c’è la tassazione agevolata al 10% per i premi di produttività fino a 2.000 euro l’anno destinati a chi guadagna fino a 50 mila euro lordi. In soldoni: mettere 2.000 euro lordi l’anno in più nelle tasche dei dipendenti costava alle aziende ulteriori 560 euro (sotto forma di contributi aggiuntivi). Inoltre su quei 2.000 euro il lavoratore avrebbe dovuto pagare l’Irpef. D’ora in poi lo Stato si accontenterà del 10% di tasse (l’aliquota Irpef per chi guadagna dai 28 ai 55 mila euro lordi è del 38%). Se invece di dare moneta sonante l’azienda pagherà sotto forma di welfare i 2.000 euro entreranno tutti nelle tasche dei dipendenti.

I 20 parametri della produttività. Tutto questo era già scritto nella Stabilità. Oggi sono finalmente chiare le modalità con cui sarà data attuazione a queste disposizioni. Primo: i contratti azienda-sindacato «dovranno prevedere criteri di misurazione e verifica degli incrementi di produttività attraverso indicatori numerici o di altro genere appositamente individuati». La norma impone anche una sorta di «schedatura» del contratto di produttività. Andrà indicato a quale parametro è agganciato il pagamento del bonus. Il testo elenca 20 parametri possibili: dal fatturato per dipendente alla percentuale di rispetto dei tempi di consegna. Dal numero di brevetti depositati alla riduzione dell’assenteismo alle modifiche dei regimi di orario. Passando per lo smart working e la diminuzione delle rilavorazioni. «L’obiettivo è incentivare la contrattazione e nello stesso tempo migliorare davvero la produttività delle imprese», orienta Leonardi.

Superbonus: le condizioni. L’ammontare detassato può salire da 2.000 a 2.500 euro purché i contratti «prevedano strumenti e modalità di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro da realizzarsi attraverso gruppi di lavoro nei quali operino responsabili aziendali e lavoratori». Il sindacato ha fatto pressioni per essere coinvolto in questi organismi paritetici. «Il ruolo del sindacato è fondamentale, basti pensare che saranno detassati solo i premi definiti da una contrattazione aziendale – dice Leonardi –. Altra questione sono gli enti di partecipazione che garantiscono l’aumento del premio. Non è necessario che i componenti appartengano al sindacato».

Voucher (anche per la spesa). Le imprese potranno emettere voucher che garantiscono servizi di welfare. Questi «non possono essere monetizzati o ceduti a terzi e devono dare diritto a un solo bene o prestazione senza integrazioni del dipendente». I voucher potranno fornire l’accesso a strutture sia private che pubbliche (ad esempio i nidi). Resterà come oggi la regolamentazione dei buoni pasto e il benefit da 258 euro sotto forma di spesa spesso utilizzato nelle aziende.

Rita Querzé

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