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«Così aiuteremo i ragazzi a scoprire le fake news»

In una società dove le verità si mischiano alle falsità dando vita alle post verità, dove le «bufale» si propagano alla velocità della luce e fanno il giro del mondo attraverso la Rete e i social network, è sempre più attuale il problema di come proteggere e rendere riconoscibile l’informazione di qualità. Semplice a dirsi ma complicato nella pratica.

La difficoltà non è solo degli editori che vedono minata la credibilità del settore dalle fake news o dei politici che rischiano di veder vanificata la loro azione da bugie messe ad arte in Rete, ma riguarda anche il mondo della scuola perché in gioco c’è uno dei pilastri fondanti della democrazia: il rapporto virtuoso tra la corretta informazione e la formazione. Specialmente per gli adolescenti che vivono quella fase in cui forgiano lo spirito critico necessario a partecipare alla vita democratica del Paese.

Proprio per questo, ha deciso di scendere in campo l’Osservatorio permanente giovani-editori (Opge), presieduto da Andrea Ceccherini, che da anni promuove la lettura critica dei quotidiani in classe e adesso ha deciso di istituire l’International advisory council. Un think tank di cui farà parte il gotha del giornalismo statunitense: Dean Baquet (direttore del New York Times ), Gerard Baker (direttore del Wall Street Journal ) e Davan Maharaj (direttore del Los Angeles Times ). «Poter contare sulla partecipazione diretta di grandi professionisti come i direttori di tre tra i più autorevoli giornali al mondo — spiega Ceccherini che i soci dell’Opge hanno voluto alla guida anche dell’International advisory council — ci impone di puntare in alto, mettere a punto un progetto che sappia fare la differenza e si candidi a divenire leader nel mondo».

L’obiettivo non è quello di creare un nuovo «verificatore» digitale di notizie ma è di mettere i giovani al centro. «Ben vengano le iniziative di fact checking — continua — ma il nostro progetto punterà sullo sviluppo dello spirito critico della persona, in modo da metterla nella condizione di poter distinguere da sola, usando la propria testa, le fake news dall’informazione di qualità». Non semplici bollini verdi ma strumenti per decodificare il complesso mondo delle notizie, in grado di rendere i ragazzi cittadini più consapevoli. «La nostra sfida — conclude — è prima di tutto civile e democratica e risponde alle due coordinate di sviluppo dell’Opge, che ormai guarda all’apertura internazionale e multimediale dei suoi orizzonti». I tempi sono serrati: i lavori inizieranno a maggio a New York e la prima verifica avverrà durante il convegno «Crescere tra le Righe», nel 2018, a Bagnaia nel Senese.

Alessio Ribaudo

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