Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Cosa c’è dopo lo scudo

di Gabriele Frontoni  

Il del private cerca una nuova identità. Lasciato alle spalle il 2009 caratterizzato da un incremento della ricchezza di 142 miliardi, riconducibile principalmente allo scudo fiscale, cosa fanno i principali player del mercato italiano per accrescere le masse gestite? «Un numero crescente di persone facoltose ha preso coscienza che esistono strutture dedicate a loro, ben diverse da quelle retail, e che per tutelare il patrimonio in un'epoca di rischi globali il fai-da-te può essere pericoloso», spiega Saverio Perissinotto, condirettore generale vicario di Intesa Sanpaolo Private Banking. «Da quest'anno abbiamo introdotto un servizio di consulenza avanzato, pensato soprattutto per chi vuole seguire in prima persona gli investimenti.

La nostra banca offre una grande diversificazione di stili di gestione, grazie agli accordi con 17 tra i più importanti asset manager globali, e permette ai clienti di accedere a tutti i mercati e a ogni tipo di asset class. Per i clienti che intendono farsi supportare nelle scelte di investimento, all'interno di un profilo di rischio-rendimento da essi stabilito, la consulenza è un servizio alternativo alla gestione patrimoniale in valori mobiliari», spiega Perissinotto. Grande entusiasmo anche in Deutsche Bank. «Negli ultimi mesi i clienti hanno manifestato interesse per varie operazioni di investimento sia immobiliare che in private equity», sostiene Luca Caramaschi, responsabile Private Wealth Management di Deutsche Bank in Italia a cui ha fatto eco Silvio Ruggiu, responsabile rete sportelli della stessa banca. «Nella prima parte dell'anno ci siamo concentrati su soluzioni volte al controllo e alla gestione del rischio, con l'obiettivo di rispondere in modo adeguato alle esigenze della clientela che in questo periodo predilige investimenti conservativi. Questo approccio ci ha permesso di continuare ad accrescere le masse nel 2011, in cui abbiamo superato i 9 miliardi di euro come asset complessivi gestiti». Scarso peso al fuoco di paglia dello scudo anche in casa Ubi Banca. «Gli indirizzi di crescita di Ubi Private Banking riflettono una visione di lungo periodo slegata da eventi contingenti», ha spiegato Gianluca Bisognani, responsabile del Private Banking di Ubi Banca, terzo player in Italia e primo in Lombardia con più di 36 miliardi di asset in gestione e 63 mila clienti. «Il rapporto con la clientela è improntato a una relazione fiduciaria con l'intero nucleo familiare dove offriamo consulenza integrata sul patrimonio finanziario, immobiliare e aziendale. Circa sei anni fa abbiamo lanciato Pro-Active Wealth Advisory, servizio di consulenza a pagamento per gli investitori più evoluti, con il quale studiamo il portafoglio del nucleo familiare (compresi gli asset presso terzi), valutiamo gli scenari di mercato e proponiamo una coerente strategia di investimento», aggiunge Bisognani. «Inoltre, siamo stati tra i primi a lanciare il servizio di Family business advisory, per assistere la clientela nel passaggio generazionale e nella riorganizzazione degli assetti proprietari dell'azienda».

Punta tutto sull'estero, invece, Azimut. «In questa fase stiamo sviluppando la nostra presenza fuori confine a diversi livelli», ha spiegato il presidente e ad, Pietro Giuliani. «Anzitutto, per costituire gruppi di gestione dislocati in parti strategiche del mondo ed essere in grado, nell'immediato futuro, di offrire ai clienti europei e quindi anche italiani opportunità di investimento diversificate geograficamente. Ma anche in direzione di una presenza fuori dall'Italia in grado di acquisire clientela internazionale». Tra le iniziative più significative di Azimut, l'avvio di una newco a Hong Kong e la partnership con un importante operatore in Turchia. Oltre alla recente acquisizione di una partecipazione del 50% nella Compagnie de Gestion privée Monegasque, destinata a portare know how gestionale di alto profilo alla clientela. Quanto a Banca Fideuram, uno dei principali player nel private banking in Italia, con 32 miliardi di euro «lo scudo fiscale è stato un momento favorevole di crescita, ma non in modo indiscriminato», spiega Matteo Colafrancesco, amministratore delegato di Banca Fideuram. «Ci siamo collocati ai vertici delle banche in Italia per somme rimpatriate, in primis per la solidità della relazione che ci lega ai clienti. E anche perché abbiamo saputo fornire consulenza ad alto valore aggiunto alla clientela (assistenza legale, fiscale, successoria). Questo ci ha consentito di acquisire 2mila nuovi clienti private nel periodo». Ma masse e clienti sembrano comunque in continua crescita, spinti da un modello di servizio che vede affiancarsi al private banker una struttura di Wealth Advisory in grado di assistere i clienti nelle scelte di asset allocation, di product selection e di monitoraggio dei portafogli. «Possiamo contare dal 2009 su centri dedicati alla clientela private, già presenti a Torino, Milano e Catania, e in fase di apertura a Roma, Bologna, Napoli e Padova», conclude Colafrancesco. 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«La priorità oggi è la definizione di un piano concreto e coraggioso per fruire dei fondi dedicat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Sempre più al centro degli interessi della politica, ora la Banca Popolare di Bari finisce uf...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il post-Covid come uno spartiacque. Le aspettative dei 340 investitori che hanno partecipato alla di...

Oggi sulla stampa