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Cosa cambia per mutui e depositi

Non solo tassi. Nella riunione di ieri la Banca centrale europea (Bce) ha mosso anche altre leve non convenzionali e ha fatto capire, per bocca del presidente Mario Draghi, che su queste ultime punterà sempre di più in futuro per ristabilire i meccanismi di trasmissione della politica monetaria all’economia reale. Così, se l’abbassamento del livello del costo del denaro a zero e la riduzione della remunerazione sui depositi a -0,40% avrà un impatto pressoché immediato, ma anche molto limitato, sul costo dei prestiti a tasso variabile che già è ridottissimo, le nuove operazioni di rifinanziamento per le banche vincolate alla concessione di fondi alla clientela (le Tltro) varate ieri avranno effetti favorevoli più ritardati nel tempo, anche se probabilmente anche più duraturi.
Grazie alle quattro operazioni, che si effettueranno ogni tre mesi a partire dalla fine del secondo trimestre 2016, le banche potranno chiedere alla Bce per girare a famiglie e imprese fino al 30% dello stock di prestiti già concessi al momento, non poco quindi. «Per gli istituti italiani – calcola Lea Zicchino, partner Prometeia a capo di Analisi mercati e intermediari finanziari – questo significa fino a 317 miliardi di euro in più di finanziamenti a lungo termine, che ridurranno ulteriormente l’esigenza di emettere bond per rimpiazzare quelli in scadenza nei prossimi mesi, proteggendosi così dalla volatilità del mercato».
Draghi insomma mette ancora una volta le banche nelle condizioni di finanziare l’economia reale, e lo fa paradossalmente addirittura «pagando» gli istituti più virtuosi che si fanno prestare denaro da girare al sistema economico. Il meccanismo delle Tltro, ed è questa la grande novità di ieri, prevede infatti che il tasso possa scendere anche sottozero, fino proprio a quel -0,40% della deposit facility, per chi chiederà fondi oltre una certa soglia.
Ovviamente non esiste certezza che simili vantaggi siano poi trasferiti a imprese e famiglie, ma con questa mossa la Bce ha dato alle banche europee e quindi anche quelle italiane un’arma in più per contrastare l’impatto negativo che tassi ridotti a zero esercitano sul loro conto economico: un altro piccolo passo verso la normalizzazione del sistema del credito.

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