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Corte Ue: sulle banche nazionali l’ultima parola spetta alla Bce

Sono state depositate ieri le conclusioni dell’avvocato generale presso la Corte di giustizia dell’Unione europea che propongono alla Corte Ue di dichiarare la propria competenza giurisdizionale esclusiva sulla legittimità degli atti della Banca centrale europea e degli atti preparatori compiuti dalle autorità di vigilanza nazionali: nella specie la Banca d’Italia, nei procedimenti di autorizzazione di acquisizione o incremento di partecipazioni qualificate in istituti bancari.
Le conclusioni si evidenziano anche perché escludono la competenza dei giudici nazionali al controllo giurisdizionale sugli atti preparatori adottati dalla banca centrale nazionale, a prescindere dal tipo di processo giurisdizionale nel quale gli stessi vengano chiamati a pronunciarsi.
Il fatto storico riguarda un famoso caso di cronaca italiano che ha investito la giurisdizione italiana con diversi contenziosi nazionali riguardanti l’assetto proprietario della Banca Mediolanum, che sin dagli anni 90 era detenuta al 30% dalla Fininvest Spa, quale partecipazione mista. Nel 2014 l’Italia ha esteso a tali tipologie societarie i requisiti di onorabilità dei dirigenti, già previsti per gli istituti di credito. Veniva richiesto, pertanto, dalla Fininvest alla Banca d’Italia la possibilità di detenere una partecipazione qualificata della Mediolanum, che veniva negata, stante la condanna passata in giudicato di Silvio Berlusconi per frode fiscale.
Il Consiglio di Stato con sentenza del 2016 ha annullato il diniego della Banca D’Italia per violazione del principio di irretroattività, in quanto, contrariamente, si sarebbe applicata la nuova normativa del 2014 a partecipazioni acquisite precedentemente l’entrata in vigore della norma. Tuttavia, la Banca d’Italia, su indicazione della Bce, avviava nel 2016 d’ufficio un procedimento amministrativo riguardante l’autorizzazione della partecipazione, che si concludeva con una decisione della Bce sfavorevole basata su di una proposta della Banca d’Italia. Tale proposta veniva impugnata dalla Fininvest davanti al Consiglio di Stato che rimetteva la questione alla Corte di giustizia.
Nelle sue conclusioni, l’avvocato generale Manuel Campos Sánchez-Bordona considera che l’autorizzazione ad acquisire o aumentare le partecipazioni qualificate in enti finanziari consegue a un procedimento amministrativo di natura mista, nel quale la decisione finale spetta, in via esclusiva, alla Bce e nel quale le autorità nazionali di vigilanza agiscono come soggetti incaricati della preparazione delle decisioni.
Tali conclusioni se verranno confermate stabiliranno un principio importante, quanto evidentemente grave, ossia che l’ultima parola sugli istituti bancari operanti in Italia spetta alla Bce e la giurisdizione esclusiva anche sugli atti preparatori spetta solo ai giudici europei. Si tratta di una evidente devoluzione nell’ambito bancario della competenza ad emettere provvedimenti autorizzatori alla Bce e giurisdizionali alla sola Corte Ue, che comporta una notevole cessione di sovranità agli organi europei, in spregio dei principi cardine della nostra Costituzione che assegna a tutti un giudice naturale e il diritto di difesa. Si attendono, ad ogni buon conto, anche le eventuali osservazioni delle parti e degli Stati membri su questa posizione rigidamente europeista e, naturalmente, la sentenza.

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