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Corsa a tre per la successione

Rosa ristretta di nomi per il nuovo ceo del Monte: in pole position Marco Morelli (Merrill Lynch)
Fabrizio Viola lascia la guida di Mps dopo quattro anni e mezzo e scatta subito il toto-nomine per il successore: una scelta che dovrà essere giocoforza veloce, visto il calendario forzato della banca senese finalizzato all’aumento di capitale, che a questo punto potrebbe essere spostato di qualche mese all’inizio del 2017, probabilmente in febbraio, rispetto all’autunno di quest’anno. Tra i candidati che potrebbero prendere il posto di Fabrizio Viola alla guida di Mps spunta il nome di Marco Morelli, numero uno di Merrill Lynch in Italia. Morelli (che dal 2006 al 2010 è stato vice direttore generale di Mps quando c’era Giuseppe Mussari) sarebbe gradito a Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri, l’associazione delle fondazioni, che hanno investito mezzo miliardo di euro nel fondo Atlante. Morelli conosce dunque bene la banca senese, anche se fonti vicine al manager negano che al momento ci siano discussioni in corso.
In lizza, secondo le fonti interpellate, altri due top manager bancari italiani: tra questi non figura quello di Corrado Passera, che nei mesi scorsi aveva presentato insieme a Ubs un piano di salvataggio per Mps alternativo a quello poi adottato. Per la scelta del nuovo a.d. è stato affidato un mandato a Egon Zhender: l’obiettivo del cda è di arrivare a una scelta in pochi giorni anche se dovranno essere espletati tutti i passaggi tecnici. Sulla scelta del successore è comunque al lavoro il presidente di Mps, Massimo Tononi.
L’evoluzione della situazione è sotto la stretta attenzione dello stesso governo, visto che fonti vicine al ministero dell’Economia e delle Finanze spiegano che la nomina del nuovo ad di Rocca Salimbeni avverrà a breve.
Viola lascia in un momento cruciale. Le indiscrezioni davano come probabile un suo addio, ma più avanti nel tempo: cioè dopo l’approvazione del piano di aumento di capitale previsto a fine settembre. Resta da capire il motivo di questa accelerazione: forse la necessità di presentare agli investitori esteri un business plan di Mps fondato su elementi di rinnovamento, visto che il nome di Viola era associato ai precedenti aumenti di capitale della banca senese. In parte, su questa decisione potrebbe avere pesato anche la volontà del Governo di dare un segnale di cambiamento in vista di un’operazione di aumento di capitale assai complessa.
Viola in Mps ha raccolto all’inizio del 2012 la pesantissima eredità lasciata dalla coppia Mussari-Vigni, trovando conti in profondo rosso e una lunga bufera giudiziaria. Il manager ha firmato tutti i passi di un difficile processo di risanamento, ancora in corso: nel gennaio 2013 rettifica per 730 milioni i suoi tre principali derivati; nel giugno 2014, dopo un braccio di ferro con la Fondazione, arriva il primo aumento di capitale da 5 miliardi; l’anno successivo, a giugno 2015, il secondo aumento di capitale da 3 miliardi.
Nel primo trimestre 2015, si registra il ritorno all’utile. A luglio 2016 arriva la maxi-cessione di sofferenze, quasi 10 miliardi, chiesta dalla Bce e la previsione di un nuovo aumento di capitale da 5 miliardi. Lo stesso Viola, in un’intervista al Sole24Ore, parla di questo passaggio come di «una svolta fondamentale nella storia degli ultimi anni; la fase finale di un lungo riassetto avviato nel 2012». Un percorso che Viola ha condiviso con il presidente della banca, Alessandro Profumo prima e Massimo Tononi poi. Proprio Tononi, dopo le prime indiscrezioni circolate sull’ipotesi di un avvicendamento al vertice, era intervenuto recentemente per ribadire la fiducia nel suo ad. Poi la decisione, condivisa con il cda, di fare un passo indietro.

Carlo Festa

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