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Corsa senza freni, la benzina oltre 1,61 euro

di Gabriele Dossena

MILANO— Peggio di tre anni fa. Allora fu la Grande Crisi globale, scatenata dal crac dei mutui subprime negli Stati Uniti, che fece schizzare il greggio Usa a 147 dollari al barile. Oggi è la rivolta in Libia, con il barile di petrolio che è cresciuto «solo» a 105 dollari (118 dollari le quotazioni raggiunte ieri dal Brent, il greggio europeo del Mare del Nord), a far raggiungere un nuovo record al prezzo dei carburanti: 1,59 euro al litro la media nazionale di un litro di verde, contro 1,56 euro del luglio 2008. Un raffronto impietoso. Però, subito giustificato dall’Unione petrolifera: è vero che oggi in termini nominali i prezzi dei carburanti sono tornati sui livelli del 2008 anche se i prezzi del greggio e dei prodotti raffinati risultano inferiori, ma questo è l’effetto del deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro, che nel 2008 si attestava intorno a 1,59 rispetto agli 1,39 di oggi (-12,6%). In pratica, precisa l’associazione dei petrolieri, «la debolezza della moneta europea pesa sui prezzi odierni per 6,7 centesimi euro al litro in più rispetto ai picchi di tre anni fa e il confronto con allora non può prescindere da questa considerazione» . Di fatto la corsa dei prezzi della benzina, in alcune aree del Sud ha addirittura sfondato quota 1,61 euro, dove oltre alla scarsa concorrenza nella rete distributiva (come l’assenza di punti vendita all’interno dei grandi centri commerciali o la mancanza di stazioni di servizio «no logo» , le cosiddette pompe bianche, senza marchio) si somma pure, come in Campania, l’aggravante delle addizionali regionali. Per le famiglie e per numerose categorie produttive questo nuovo salasso si preannuncia come una zavorra il cui peso potrebbe aumentare ulteriormente. Per intanto la Coldiretti ha già stimato un aggravio di almeno 200 milioni di euro sul comparto agricolo. I camionisti denunciano tramite la loro associazione Cna-Fita rincari del gasolio del 40%in due anni. Ma i più allarmati sono i consumatori, secondo cui tutti questi aumenti rischiano di ricadere sulle famiglie italiane con una stangata da 1.200 euro, tra esborso diretto per il fare il pieno e aumento dell’inflazione. Per questo le associazioni che aderiscono a Casper chiedono di bloccare le tariffe energetiche per tutto il 2011, tagliare le accise e sterilizzare gli aumenti dei prezzi dei carburanti; mentre Adusbef e Federconsumatori chiedono anche l’immediata entrata in vigore delle misure definite nell’accordo con la filiera petrolifera. Anche l’opposizione chiama in causa il Governo: «È inaccettabile — accusa il leader del Pd, Pier Luigi Bersani— che non intervenga sugli aumenti dei carburanti. Il ministro Tremonti riduca le accise applicando la norma del governo Prodi» . Uno spiraglio di speranza per «calmierare» i prezzi del greggio arriva da diversi produttori Opec (Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Nigeria), che stanno affiancando l’Arabia Saudita (primo produttore mondiale di petrolio), aumentando l’offerta in modo da compensare i cali delle forniture dalla Libia. Lo ha anticipato ieri il Financial Times, citando fonti industriali. Ma per vedere gli effetti di queste iniziative sul mercato petrolifero bisognerà aspettare almeno un mese. Salvo ulteriori complicazioni.

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