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Corsa da record agli acquisti di oro dalle banche centrali

Non ci soltanto i mercati a fare incetta di oro. Anche le banche centrali hanno fatto acquisti massicci di oro giallo lo scorso anno. Al punto che per ritrovare volumi analoghi delle transazioni bisogna tornare alla fine del Gold Standard, nel 1971, quando il dollaro smise di fungere da base monetaria per gli Stati Uniti.
Nel corso del 2018, gli istituti centrali hanno aggiunto 651,5 tonnellate di oro alle loro casse, con un aumento del 74 per cento rispetto all’anno precedente, secondo quanto pubblicato ieri dal report elaborato dal World Gold Council.
A livello globale la domanda è aumentata del 4% a 4.345,1 tonnellate mentre i prezzi dell’oro non hanno registrato grandi movimenti nel corso del 2018, ad eccezione del rally di fine anno provocato dalle preoccupazioni per la Brexit, dalla caduta del mercato azionario e dalle aspettative di una politica monetaria aggressiva da parte della Federal Reserve. Una tendenza proseguita a gennaio quando i prezzi sono saliti ai massimi da maggio.
Nella lista dei paesi più attivi, la Russia è risultato il più importante acquirente di oro, seguita da Turchia e Kazakistan. Nel report viene segnalata anche l’Ungheria tra i paesi attivi con tranche consistenti di acquisti. «Le banche centrali hanno deciso di aumentare in modo significativo le loro riserve auree, rafforzando l’importanza dell’oro come valuta di riserva», si legge nel report del WGC.
Un trend che secondo gli analisti è destinato a continuare anche nell’anno in corso con acquisti che potrebbero toccare 600 tonnellate nel 2019, secondo gli analisti di Metal Focus.Questi acquisti aiuteranno le banche a diversificare le loro attività in valuta estera in un periodo di straordinaria volatilità “politica”, confermando la fiducia nel metallo giallo.
Le banche, soltanto un anno fa, «non erano acquirenti netti, figuriamoci un decennio fa», ha dichiarato Juan Carlos Artigas, direttore della ricerca sugli investimenti del WGC. «Con l’espansione delle riserve, diventa inevitabile diversificare gli impieghi per non limitarsi al solo dollaro».

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