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Corsa a due per l’acciaio dell’Ilva, Cdp-Arvedi e Arcelor-Marcegaglia

MILANO L’obiettivo è consegnare l’Ilva nelle mani dei privati entro la fine dell’anno. E in questo percorso i tre commissari straordinari — Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba — hanno portato a termine la prima tappa. Ieri, al termine della scadenza, sono arrivate tre offerte per l’Ilva, di cui, però, soltanto due ammesse alla gara: quella di Am Investco Italy (ArcelorMittal-Marcegaglia) e quella di AcciaItalia (Cdp Equity-Arvedi-Delfin). La terza, quella di Ionian Shipping — un consorzio di operatori del porto di Taranto, al quale si era aggregato l’imprenditore francese Vincent Bolloré attraverso Saga Italia — è stata giudicata incompleta. Ma poiché l’uomo di affari bretone punta sostanzialmente solo a Ilva Servizi Marittimi (una delle controllate del gruppo Ilva) non è escluso che possa rientrare nella fase degli accordi finali trattando con i commissari per una parte non strategica del gruppo o, a iter concluso, con l’aggiudicatario della gara. Che, con ogni probabilità, si conoscerà a fine anno. Adesso, infatti, i commissari gireranno al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, i Piani ambientali per l’esame preliminare da parte del Comitato degli esperti che li esaminerà in 120 giorni. Poi, indicativamente da ottobre, inizierà la valutazione delle offerte economiche e dei piani industriali, le cui buste sono state secretate e non saranno aperte fino al termine dell’esame ambientale. Nei successivi 120 giorni, quindi entro fine 2016, la procedura potrebbe concludersi.

L’offerta di AcciaItalia — società partecipata da Arvedi (22,20%) come socio industriale e Cassa depositi e prestiti (44,50%) e Delfin (33,30%) come soci finanziari — è stata messa a punto direttamente da Claudio Costamagna e Fabio Gallia, presidente e amministratore delegato della Cdp che, della cordata, è anchor investor con la consulenza legale dello studio BonelliErede. Presidente della newco sarà Giovanni Arvedi. «Con l’offerta presentata oggi — si legge nella nota diffusa ieri da AcciaItalia — la società si pone l’obiettivo di partecipare alle fasi successive della procedura per la cessione del primo gruppo italiano per la produzione di acciai piani in Italia e fra i principali operatori del settore in Europa». La cordata, che nel tempo ha prima guadagnato la presenza della finanziaria del patron di Luxottica Leonardo Del Vecchio (con l’assistenza dell’advisor Mediobanca) e poi perso Erdemir, potrebbe nei prossimi mesi riguadagnare il partner turco. Lo schema attuale è solo quello della prima fase; in uno step successivo è previsto che la newco arrivi a controllare Ilva al 70%, con il restante 30% che sarà riservato, nel caso di accordo, al gruppo turco Erdemir che scioglierà la sua riserva a novembre. Il finanziamento del progetto prevede l’emissione di un bond a cui saranno chiamate a partecipare le banche creditrici dell’Ilva, mentre, secondo quanto trapela dalle ovattate stanze di via Goito, la Cdp interverrebbe con circa 400 milioni, Delfin con una fich e prevista tra i 300-350 milioni e Arvedi con una quota che dovrebbe essere di circa 200 milioni, per quasi un miliardo complessivo, con la possibilità di reperire ulteriore liquidità ricorrendo alla leva finanziaria.

Anche la joint-venture ArcelorMittal-Marcegaglia (rispettivamente 85% e 15%), assistita dall’advisor Jp Morgan, prevede «un considerevole programma di investimenti e l’impegno a migliorare le performance ambientali di Ilva» oltre che quello «a garantire i livelli occupazionali».«Abbiamo le caratteristiche necessarie — ha spiegato Antonio Marcegaglia — a raccogliere e vincere la sfida del rilancio dell’Ilva». Che prevede, per entrambe le cordate, l’incremento della produzione dagli attuali 4,8 milioni di tonnellate a oltre 6 milioni. Con adeguati piani industriali sui quali — come ha chiesto ieri Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil — il sindacato vorrebbe confrontarsi.

Michelangelo Borrillo

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