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Corsa di Moncler, vale più di Mediaset

MILANO — Nel primo giorno di contrattazioni il mercato ha detto che i piumini Moncler valgono quasi tre volte la capitalizzazione di un colosso della ristorazione come Autogrill (56mila dipendenti in tutto il mondo e oltre 4.700 punti vendita). Ancora: la Borsa da ieri ritiene che il marchio francese rilanciato nel 2003 da Remo Ruffini a un passo dal fallimento “pesi” di più Mediaset, superata sul fotofinish di una giornata che a Piazza Affari non ricordavano così dai tempi d’oro delle dotcom, con Internet alle porte e Tiscali a rivendicare multipli da capogiro. Di più: il mercato da ieri sostiene che la capitalizzazione di Moncler – schizzata in poche ore a 3,7 miliardi dai 2,5 del collocamento- sia più della metà di quella di Fiat-Chrysler, abbia superato Campari e Tod’s e punti senza neanche pensarci troppo a un altro simbolo del made in Italy come Ferragamo. Euforia o no, rischio bolla o meno il dato da cui partire è quello certificato alle ore 17.36, minuto dell’ultimo contratto sul titolo Moncler: +46,76% a 14,97 euro per azione, quasi cinque euro in più del prezzo di collocamento mattutino (10.2 euro) che era già fissato al massimo della forchetta. L’esito è tutto in una frase – entusiasta – dell’imprenditore comasco accolto da una vera e propria standing ovation al termine di una cerimonia che ha simbolicamente evocato lo sbarco sulla Luna: «I più bei nomi della moda italiana sono nostri soci». Vero, in parte. Perché su Moncler hanno scommesso investitori ad ogni angolo del globo, anche per la scelta delle banche che hanno assistito Moncler nel percorso di quotazione (Banca Imi, Jp Morgan, Nomura e Ubs) di ripartire equamente le azioni su base geografica coinvolgendo fondi sovrani (Qatar, Singapore, Cina e Abu Dhabi) e attirando l’interesse degli azionisti nostrani, come Ferragamo, il fondatore di Diesel Renzo Rosso, Ermenegildo Zegna, anche Arnault a capo della holding del lusso Lvmh fresca acquirente di Loro Piana. Che fosse una quotazione da primato lo si era intuito anche nella fase dell’offerta pubblica di vendita – la quale ha sancito il progressivo disimpegno dei fondi di private equity azionisti (Eurazeo, Carlyle e Progressio-Mittel)- che aveva fatto registrare richieste per quasi 21 miliardi e una domanda 30 volte superiore all’offerta. A brindare ieri anche la Tip di Gianni Tamburi, che ad agosto aveva rilevato il 14% di Ruffini Partecipazioni, la holding dell’amministratore delegato che controlla il 32% di Moncler. Così appare scontato l’esercizio della greenshoe da parte di Mediobanca, Bofa Merrill Lynch e Goldman Sachs, che farà salire il flottante al 30,7%. Nessuna paura, tanto c’è la coda ad investire.

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