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Corsa dei big esteri al BTp a 50 anni

Il BTp a 50 anni è stato venduto per un ammontare di 5 miliardi, 2 miliardi in più rispetto al target ipotizzato dal Tesoro e all’importo delle emissioni da 3 miliardi dei titoli di Stato con uguale scadenza collocati quest’anno da Francia, Spagna e Belgio. Eppure, nonostante le dimensioni maxi, c’è chi ieri è rimasto deluso, vedendosi allocare soltanto il 5% o il 10% di quanto richiesto. E i delusi sono stati soprattutto gli investitori esteri, o non-residenti, che hanno dominato l’operazione, come confermato ieri dal Tesoro: “una presenza preponderante di investitori esteri (circa l’83,2%) rispetto a quelli domestici (circa il 16,8%)”. Il nuovo Btp a 50 anni “è stato accolto positivamente dai mercati. Io lo prendo come un segno di fiducia nel Paese, nel breve e nel lungo periodo”, ha sottolineato ieri il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.
Il libro degli ordini del BTp a 50 anni è stato eccezionalmente elevato, a quota 18,6 miliardi, molto più dei 6-8 miliardi del book dei bond a 50 anni di Francia, Spagna e Belgio. “Ci ha sorpresi in positivo l’entità della domanda – ha rimarcato Pietro Bianculli, head of bond syndicate di UniCredit, nel sindacato di collocamento -. Per assicurare una buona performance del titolo, si è trovato un giusto compromesso tra real money e fast money, privilegiando gli investitori con orizzonti di lungo termine”.
La quota estera altissima, all’83,2%, è in linea con quanto registrato nelle emissioni extra-lunghe in altri Paesi dell’Europa continentale. I bacini classici dove le emissioni a 50 anni possono attingere domanda sono uguali per tutti: i fondi pensione inglesi, scandinavi, americani e le grandi compagnies di assicurazione tedesche. Ma nel caso italiano è l’entità degli ordini che ha fatto la differenza. “La forte domanda dall’estero conferma anche il gradimento degli investitori per il rischio- Italia ed è un segnale positivo – ha commentato Stefano Inguscio, responsabile emissioni governative di Banca Imi (gruppo Intesa Sanpaolo) nel sindacato di collocamento -. Non sorprende invece la quota contenuta del collocamento in Italia, perchè i fondi comuni e i fondi pensione in Italia non hanno passività così lunghe, a differenza di quelli inglesi o scandinavi”. Gli investitori istituzionali inglesi e americani sono quelli che più di altri stanno comprando “convexity e duration”, hanno sottolineato gli esperti della materia, anche se la scadenza a 50 anni è un nuovo terreno di gioco. “Un tempo pensavamo che i titoli di Stato a 30 anni fossero una rarità, mentre adesso vengono emessi regolarmente – ha affermato un bond trader – penso che questo possa accadere in futuro per le emissioni dei titoli a 50 anni”.
Una delle peculiarità del titolo con la durata del mezzo secolo sta nella volatilità del prezzo, superiore rispetto a quella delle scadenze più brevi lungo la curva: come nel caso della frusta, la parte finale si muove di più. E un assaggio di quanto un BTp a 50 anni può muoversi e oscillare, quando le acque sono agitate, c’è stato già ieri. La tempesta scatenata dalle voci di una possibile riduzione degli importi acquistati nel programma PSPP della Bce (una tempesta in un bicchiere d’acqua se un eventuale taglio degli ammontari mensili dei titoli di Stato acquistati, dovuto alla scarsità di alcuni bond, fosse abbinato a un allungamento della durata del programma o allargamento delle tipologie di asset acquistati: questo non sarebbe un tapering e neanche un dietro front rispetto alla politica monetaria che rimarrebbe espansiva) ha influito su prezzi e rendimenti di tutti i titoli di Stato nell’area dell’euro, compreso il nuovo 50 anni. Il BTp scadenza 2067 è stato collocato con un prezzo di 99,194 corrispondente ad un rendimento lordo annuo all’emissione del 2,850%: ieri ha aperto in area 98 ed è sceso fino attorno a 97. Il rendimento in termini assoluti è salito fino al 2,94% per poi assestarsi al 2,91%. Tuttavia, in termini relativi, il BTp a 50 anni ha messo a segno un’ottima performance, secondo fonti vicine all’operazione: è stato emesso con un margine di 52 punti base sopra il rendimento dei BTp a 30 anni e ieri questo spread si è ridotto a 49 punti base, a conferma della solidità del collocamento presso fondi “real money” e della consistenza della domanda rimasta insoddisfatta all’emissione.
Ieri il rendimento dei Bonos a 50 anni, un titolo molto poco liquido, è salito da 2,59% al 2,67%, dunque in linea con il titolo italiano che non ha allargato il gap contro la Spagna. Le curve dei rendimenti dei Paesi core e periferici si sono irripidite ovunque. “Le voci sul programma di acquisto della Bce, sia pur smentite, hanno dato al mercato l’alibi per far salire i rendimenti troppo bassi e per smuovere le curve troppo piatte”, ha spiegato un bond trader. Chi ha acquistato il BTp a 50 anni per tenerlo in portafoglio, ieri, oggi e per i prossimi anni manterrà i nervi saldi: non guarderà le oscillazioni giornaliere ma l’andamento delle aspettative sull’inflazione di medio-lungo termine.

Isabella Bufacchi

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