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Corsa alla registrazione dell’indirizzo e alla conservazione a norma

Come o, meglio, dove i clienti riceveranno le fatture elettroniche? Sono tre i possibili canali: l’indirizzo di posta elettronica certificata, il servizio basato sul protocollo ftps o https e il portale Fatture e corrispettivi dell’Agenzia delle entrate (dove, in ogni caso, verranno comunque rese disponibili, fino al 31 dicembre dell’anno successivo a quello di ricezione da parte del sistema d’interscambio o SdI, tutte quelle emesse, ossia che hanno superato i suoi controlli). La soluzione della Pec appare poco pratica, a meno che non si debba gestire un numero molto limitato di fatture. Il portale Fatture e corrispettivi è un servizio apprezzabile, vista pure la sua gratuità, ma non ci sembra comodo ai fini della contabilizzazione per la necessità d’importare i file .xml nel software di studio. La migliore soluzione, nell’ottica dei soggetti passivi Iva che affidano la propria contabilità agli studi professionali, è dunque quella del servizio basato sul protocollo ftps o https, erogato di norma (direttamente o indirettamente) dalla software house che fornisce il programma di contabilità dello studio, identificato dal cosiddetto codice destinatario (composto da sette caratteri): in tal modo tutte le fatture elettroniche ricevute verranno acquisite direttamente nel software di contabilità del professionista e quindi sarà più semplice procedere alla loro contabilizzate. Tale scelta non risolve, comunque, il bisogno del cliente di utilizzare a fini gestionali i documenti in parola: bisognerà offrirgli quindi, magari via cloud, un servizio riservato per visualizzarle e stamparle oppure, ma con tutt’altra praticità, rinviarlo all’utilizzo del portale Fatture e corrispettivi.È il fornitore a dover indicare nella fattura elettronica (si veda il provv. del direttore dell’Agenzia delle entrate prot. n. 89757/2018) l’indirizzo telematico del cliente, sulla base delle indicazioni di quest’ultimo o, in mancanza, ponendolo pari al codice convenzionale di sette zeri (il documento verrà allora reso disponibile direttamente nel portale Fatture e corrispettivi). L’Agenzia delle entrate, proprio per evitare errori in una fase così critica, ha creato un utile servizio di registrazione dell’indirizzo telematico, tramite il portale Fatture e corrispettivi (si veda la tabella, da cui abbiamo eliminato i dati sensibili), attraverso cui il cliente potrà bypassare quanto indicato dal fornitore registrando il proprio indirizzo telematico (Pec o codice destinatario) su cui desidera ricevere tutte le fatture elettroniche a prescindere, dunque, da quanto indicato dai suoi fornitori nelle singole fatture. È allora opportuno che tale registrazione, onde evitare la possibile dispersione dei documenti in parola su più canali, venga effettuata entro il 31 dicembre 2018 per far sì che, sin dal 1° gennaio 2019, tutte le fatture vengano recapitate dallo SdI nel canale desiderato. Sono diverse le modalità di registrazione: se il cliente possiede già le credenziali Spid, Fisconline o Entratel, e ha un minimo di capacità informatiche, potrà procedere autonomamente alla registrazione; in alternativa potrà provvedere il professionista, a ciò opportunamente delegato. Fino a pochi giorni fa i passaggi da compiere per la registrazione erano abbastanza farraginosi. Dallo scorso 6 dicembre l’Agenzia delle entrate, con l’obiettivo di semplificare e automatizzare la procedura di registrazione, ha reso disponibile il servizio di registrazione massiva attraverso cui gli intermediari abilitati, a ciò appositamente delegati, potranno comunicare con un’unica operazione gli indirizzi telematici da abbinare alle singole partite Iva dei propri clienti. Infine, un’altra opportunità: far aderire i clienti possibilmente entro il 31 dicembre 2018, direttamente (se dotati di credenziali per l’accesso al portale Fatture e corrispettivi) o tramite delega al professionista, al servizio di conservazione delle fatture elettroniche, offerto gratuitamente dall’Agenzia delle entrate, così da conservare automaticamente a norma tutte le fatture (emesse e ricevute) transitate per lo SdI, sin dal giorno successivo all’adesione, per un periodo di 15 anni (estensibile su richiesta del contribuente). Laddove si avesse bisogno di un servizio più performante, ci si rivolgerà evidentemente alle soluzioni offerte dal mercato.

Mascia Traini

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