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Corsa ai cantieri dell’ecobonus, mancano 20-30 mila lavoratori

Mentre ci si interroga sul rischio che con la fine del blocco dei licenziamenti centinaia di migliaia di lavoratori possano perdere il posto, ci sono settori dove ci si chiede come aumentare la manodopera.È il caso dell’edilizia. Spiega il segretario generale della Fillea-Cgil, Alessandro Genovesi: «Per sfruttare al meglio l’opportunità del Superbonus del 110% e del Recovery plan dobbiamo formare al più presto almeno 20-30mila capi-cantiere, quelli che una volta si chiamavano capi-mastro, a loro volta fondamentali per formare i manovali. E contare, non appena possibile, sul rientro di circa 20 mila lavoratori che stanno realizzando opere pubbliche all’estero, dalla metro di Parigi alle dighe in Olanda, dal porto di Marsiglia all’alta velocità in Spagna». Se tutto ciò non avverrà, ammonisce il dirigente sindacale, c’è il rischio di un ingorgo di lavori.

In Italia gli operai edili sono 700 mila, più 150 mila impiegati e tecnici per un totale di 850 mila dipendenti. Ai quali vanno aggiunti 150 mila autonomi. Tra 150 e 180 mila sono impiegati nelle opere pubbliche. Dopo la tremenda crisi del 2008, in dieci anni si sono persi sui 600 mila occupati. Una parte, i più professionalizzati, sono andati all’estero. Negli ultimi due anni il settore ha cominciato una lenta risalita e parte del vecchio stock di occupati, in particolare le alte qualifiche, è rientrato e anche il bacino della cassa integrazione e disoccupazione è stato quasi riassorbito. Nel 2020 c’è stato un deciso aumento dei bandi di gara (+9,9%). L’11 dicembre i sindacati e la ministra delle Infrastrutture De Micheli hanno firmato un accordo per tenere i cantieri delle opere pubbliche commissariate aperti 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Lavoro continuativo a turni, quindi, ma senza il ricorso agli straordinari. Il che dovrebbe garantire, secondo i sindacati, l’assunzione di 20mila lavoratori in più. Fillea, Filca e Feneal hanno inoltre ottenuto garanzie sulla sicurezza e sui subappalti.

Con un’intesa integrativa del 22 gennaio, i sindacati hanno esteso il protocollo alle infrastrutture finanziate col Recovery plan (nel testo del governo Conte, circa 30 miliardi aggiuntivi). Secondo Genovesi, l’estensione del modello cantieri sempre aperti farà salire le assunzioni aggiuntive a 32 mila: «Ripartiamo da qui con il governo Draghi». Ma si tratta di personale in parte da trovare. E soprattutto da formare. Ci sono le 120 scuole edili, gestite bilateralmente sul territorio, per le quali ogni anno passano 15-20 mila lavoratori «ma serve uno sforzo coordinato con gli istituti professionali e focalizzato sulla formazione rapida dei capi-mastro green, esperti dei nuovi materiali e del loro montaggio. Altrimenti, se i lavori del Recovery e quelli del Superbonus decolleranno, a soffrirne potrebbero essere i lavori per quest’ultimo. Già oggi ho notizia di imprese che al quarto o quinto condominio che chiama devono declinare l’invito». Proprio ieri il sottosegretario Fraccaro ha detto che «gli interventi già ammessi a detrazione sono aumentati del 376% in due mesi, per un totale di 338 milioni. Da dicembre a oggi il valore dei nuovi cantieri è passato da 537 a 2.960 milioni».

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