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Corsa ai BTp a 30 anni, ordini record a 41 miliardi

Buona anche la seconda per il Tesoro italiano. Sull’onda del successo del collocamento del BTp a 15 anni di tre settimane fa il Mef ha concesso ieri il bis, in maniera non del tutto attesa ma con un risultato simile, anzi sotto certi aspetti forse perfino migliore. Sul mercato è infatti finito il nuovo benchmark a 30 anni, che è andato addirittura oltre il risultato già da primato di metà gennaio raccogliendo richieste superiori ai 41 miliardi di euro: oltre 5 volte gli 8 miliardi effettivamente emessi da un consorzio di banche composto da Banca Imi, Bnp Paribas, Credit Agricole, Deutsche Bank e Goldman Sachs.
Seguendo le indicazioni degli anni precedenti, l’emissione di un nuovo titolo trentennale (che in Italia mancava dal giugno 2017) sarebbe in teoria dovuta arrivare non prima della primavera inoltrata. Ma il Tesoro ha evidentemente voluto cogliere l’opportunità che si parava di fronte, sfruttando la finestra di mercato garantita dal tipico effetto stagionalità e soprattutto da una rinnovata attenzione degli investitori per il debito europeo e del nostro Paese in particolare.
«I primi mesi dell’anno sono tradizionalmente importanti per il funding dei governi in quanto si concretizza un’elevata domanda da parte di investitori istituzionali che implementano le proprie strategie di investimento», conferma Stefano Inguscio, responsabile desk emissioni governative di Banca Imi, ricordando come sul mercato primario si siano in queste settimane affacciate anche Spagna, Belgio, Austria, Grecia e Finlandia. «Sull’Italia in particolare, anche dopo l’emissione del BTP a 15 anni l’interesse degli investitori è proseguito, spostandosi soprattutto verso la parte più lunga della curva dei titoli di Stato», ha aggiunto Inguscio, facendo soprattutto riferimento ad assicurazioni, fondi pensione e asset manager.
Ad attirare l’attenzione di una platea di quasi 400 investitori, proveniente in prevalenza dall’estero come avvenuto per il precedente BTp a 15 anni, è stato verosimilmente un rendimento che tocca il 3,91% quando lo si considera in base alla scadenza settembre 2049 (la cedola annuale è del 3,85% e il prezzo è stato fissato a 99,594) e che non incontra praticamente rivali se si guarda all’Eurozona. Rispetto al titolo con durata più simile, il BTp marzo 2048, lo spread è stato fissato a 18 punti base: una differenza che in origine alcuni fra gli operatori si sarebbero addirittura attesa inferiore. Azzardare stime su una parte così lunga (e poco popolata) della curva è però complicato e occorre semmai considerare che, proprio per effetto della domanda sostenuta, lo scarto fra i due titoli si è ridotto di due punti rispetto alle prime indicazioni della mattinata.
Il collocamento del nuovo BTp, e soprattutto l’anticipo dell’operazione rispetto a quanto si attendeva il mercato, ha inoltre messo sotto pressione gli altri titoli presenti sul mercato secondario. Il rendimento del decennale è per esempio cresciuto fino al 2,86%, portando di conseguenza lo scarto nei confronti della Germania a sfiorare i 270 punti base, cioè i massimi da un mese a questa parte. Sono i classici «effetti collaterali» di un aumento dell’offerta sui listini, che agli occhi del Tesoro passano forse in secondo piano di fronte alla seconda consecutiva testimonianza di apprezzamento da parte degli investitori istituzionali.

Maximilian Cellino

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