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Corsa ai BoT, tassi ai minimi da marzo

Tanto rumore per nulla, verrebbe da dire guardando all’attesa (e temuta) asta dei BoT in programma ieri: il titolo di Stato a 12 mesi piazzato dal tesoro ha fatto il pieno di richieste, i tassi lordi offerti sono scesi ai minimi da marzo (1,456% da 1,762% del mese precedente), lo spread Italia-Germania sui decennali è sceso (330 punti base rispetto ai 340 di martedì sera) e le turbolenze provocate dall’incertezza del quadro politico sono rimaste in secondo piano.
Certo, le premesse per ottenere un buon risultato nell’asta di ieri esistevano tutte, perché la «provvista» fatta nelle precedenti operazioni (e in particolare nella fortunatissima emissione del BTp Italia dello scorso ottobre) aveva permesso al Tesoro di collocare un ammontare relativamente «leggero» sul mercato, 6,5 miliardi di euro, e soprattutto inferiore ai 10,7 miliardi in scadenza fra titoli a un anno e flessibili. Gli eventi del fine settimana e la brusca battuta d’arresto patita dai mercati lunedì aveva creato una certa apprensione, che però si è in fin dei conti rivelata ingiustificata.
Gli investitori hanno infatti acquistato a piene mani il titolo a 12 mesi tanto che il rapporto tra domanda e offerta si è attestato a 1,94, cioè ai massimi dell’anno, con richieste che – segnalano i trader – sono arrivate un po’ da tutte le parti: dalla clientela retail e dagli istituzionali, nazionali ed esteri. «La forte svendita di lunedì – ha sottolineato un operatore – ha dato l’occasione a molti investitori di riacquistare il debito italiano a un prezzo più basso, il quantitativo relativamente ridotto di titoli in collocamento ha creato una sorta di collo di bottiglia che ha contribuito ad accrescere i prezzi e a ridurre oltre le aspettative i tassi: fino a poche ore prima, infatti, i titoli del Tesoro a un anno venivano scambiati attorno all’1,65%».
A conti fatti, sui BoT annuali si è praticamente ripristinata la situazione pre-crisi politica, visto che all’inizio della scorsa settimana i titoli trattavano su rendimenti compresi fra l’1,35% e l’1,40%. Un risultato che lascia ben sperare per l’asta di oggi, che poi è il vero banco di prova per il Tesoro italiano: sul mercato finirà infatti il nuovo benchmark triennale (2,5-3,5 miliardi di euro) oltre a una nuova tranche del titolo marzo 2026 (500-750 milioni). Sul mercato grigio, intanto, il BTp dicembre 2015 veniva ieri sera scambiato attorno al 2,60 per cento.
Anche in questo caso una mano al buon esito dell’operazione potrebbe garantirlo la taglia relativamente ridotta dell’operazione (che costituisce anche una sorta di pre-finanziamento per il 2013) e l’esigenza degli investitori di riallocare il denaro proveniente dai titoli in scadenza (i 18,6 miliardi del BTp dicembre 2012), mentre l’unica insidia potrebbe essere costituita dalla «concorrenza» della Spagna, che mezzora prima collocherà, fra le altre, anche obbligazioni a 3 anni.
Va detto, a onor del vero, che ieri i mercati erano unanimemente orientati al rialzo già prima dell’asta del Tesoro, spinti da un ritorno dell’appetito per il rischio fra gli investitori collegato sia all’attesa per la riunione del Fomc, il comitato operativo della Federal Reserve, che poi in serata ha puntualmente esteso (come nelle previsioni) il piano di riacquisto di asset, sia alla necessità di risistemare i portafogli in vista di fine anno (il cosiddetto window-dressing).
Rimanendo nell’ambito del reddito fisso, oltre al calo del rendimento del BTp decennale al 4,63% (dal 4,71% del giorno precedente), c’è da registrare l’analogo movimento sui titoli di Stato spagnoli, che hanno visto (sempre sui 10 anni) il tasso scendere al 5,34% e il differenziale col Bund tedesco ridursi a 401 punti base. Anche l’euro ha approfittato della situazione per risalire fino a 1,31 dollari: una conferma di come le nubi fossero ieri lontane tanto dall’Italia, quanto dall’Europa stessa.

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