Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Corsa a ostacoli per il Fiscal compact

L’abbattimento della zavorra che imbriglia l’economia? Nelle intenzioni del Governo inizierà nel 2016, con una sforbiciata del rapporto debito-Pil dell’1,4% rispetto al 2015. Poi – come si legge nella Nota di aggiornamento del Def – dovrebbe proseguire con una riduzione più marcata del 3,5% nel 2017 e del 4,2% nel 2018 con un livello che nel triennio passerà dal 132,8 al 123,7% del Pil, per arrivare al di sotto del 120% nel 2019. Il colpo di reni è in gran parte frutto di un habitat che secondo le previsioni dell’esecutivo sta diventando più favorevole, con un mix tra atteso aumento della crescita, rialzo dell’inflazione e tassi di interessi bassi. Ma anche grazie ai dividendi delle privatizzazioni.
Una tabella di marcia per invertire il trend dopo otto anni di debito in aumento che situano il nostro Paese al secondo posto nell’area euro dopo la Grecia. E soprattutto per rispettare i nuovi vincoli europei del Fiscal Compact che per l’Italia entrano in vigore proprio nel 2016, tre anni dopo l’uscita dal cosiddetto «braccio correttivo del Patto di Stabilità», con un deficit sotto il 3% del Pil. Superata questa prova ora il focus si è spostato, oltre che su un percorso scandito di riduzione del disavanzo strutturale, anche sul rapporto tra debito e Pil nominale. I Paesi con una ratio superiore al 60% del Pil(come l’Italia) devono ridurre questa eccedenza a un «ritmo adeguato» di un ventesimo all’anno calcolato con riferimento alla media dei tre anni che precedono il momento della valutazione. Sono però previsti fattori significativi, riconosciuti nei mesi scorsi anche da Bruxelles, che attenuano la portata della riduzione, come la presenza di circostanze economiche eccezionali, le riforme attuate e annunciate nel dettaglio, e il taglio della spesa.
Il numero magico che finirà sotto la lente della Commissione Ue è dunque una frazione che ha per denominatore il Pil nominale e per numeratore il debito. Nei momenti più bui della crisi il ritmo di crescita negativo o fiacco impediva il miglioramento del primo influenzando il risultato. Nel prossimo triennio, invece, il Pil nominale dovrebbe aumentare del 3% circa, mentre i proventi da privatizzazioni dovrebbero contribuire a far scendere il numeratore. Lo stock, invece, nel 2016 e 2017 continuerà a crescere e imboccherà il trend al ribasso solo nel 2018, di pari passo con la discesa del deficit.
Riuscirà l’Italia a superare l’esame di Bruxelles? Il governo è convinto di sì. «La regola del debito – si legge nella Nota – verrà soddisfatta su base prospettica già nel 2016 e il rapporto debito-Pil dovrebbe attestarsi al 131,4% rispetto al 132,8% del 2015». Il percorso di riduzione inizia, ma il dato è inferiore di 0,2 punti percentuali rispetto alla stima di aprile «per via di un aumento del fabbisogno del settore pubblico e del livello inferiore del Pil nominale». Nel 2017 il rapporto debito-Pil dovrebbe arrivare a quota 127,9%, tornando in linea con le previsioni di aprile «grazie a un progressivo miglioramento delle condizioni macroeconomiche». Nel 2018 il rapporto raggiunge il 123,7% – al di sopra del stime di aprile – «in virtù di un contesto di maggiore crescita reale, a un ritmo di riduzione del fabbisogno lievemente più accentuato e a una revisione dello scenario programmatico di entrate da privatizzazioni stimate in rialzo dello 0,5% del Pil (rispetto allo 0,3% previsto ad aprile)». Il livello che il Governo intende raggiungere nel 2018, si legge nell’aggiornamento del Def, «è 0,1 punti al di sotto del target previsto (123,8%) e garantisce il rispetto della regola».
Secondo gli economisti, però, i possibili ostacoli non mancheranno. Per Fedele De Novellis, senior economist di Ref Ricerche «le previsioni non sembrano del tutto irrealistiche, ma non è detto che si riescano a rispettare totalmente da qui al 2018 perché il Pil nominale potrebbe non crescere come previsto sia a causa di una crescita reale inferiore che a seguito di una minore inflazione». Angelo Baglioni, docente di Economia politica all’università Cattolica di Milano, cita anche i rischi legati agli introiti derivanti dalle privatizzazioni, «che in passato hanno portato i loro frutti a rilento». Come chiarisce Lorenzo Codogno, ex capo economista del Tesoro e oggi alla London School of Economics «la riduzione del rapporto debito-Pil rispetto alla regola del debito postula un obiettivo di privatizzazioni di quasi due punti di Pil tra il 2015 e il 2018. Un obiettivo certamente possibile ma ambizioso»(si veda Il Sole 24 Ore del 24 settembre).
Maggiori dettagli saranno forniti dalla legge di Stabilità che dovrà essere inviata a Bruxelles entro il 15 ottobre. Un primo giudizio europeo sul debito arriverà entro metà novembre, con le previsioni economiche d’autunno e la pagella sui budget 2016. «Secondo il Fiscal compact – fa notare Baglioni – lo sforamento della regola del debito potrebbe comportare l’apertura di una procedura. Tuttavia negli ultimi anni questo principio è stato interpretato in modo elastico». Qualche spiraglio di cauto ottimismo, dunque, c’è, anche se la strada è ancora in salita.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il caso Unicredit-Mps, che ha posto le premesse per il passo indietro dell’ad Jean Pierre Mustier ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Con il lockdown la richiesta di digitalizzazione dei servizi finanziari è aumentata e le banche han...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il Credito Valtellinese ufficializza il team di advisor che aiuterà la banca nel difendersi dall’...

Oggi sulla stampa